Viaggio in Perù. 13: Un anno dopo

A novembre del 2012 ho deciso che era il momento di mettere ordine alla mia esperienza peruviana e di comprenderla meglio, e con questa finalità — oltre ovviamente al desiderio di condividere la mia esperienza con i lettori di questo blog — ho iniziato a scrivere un diario del mio viaggio che si conclude con questa tredicesima puntata. Tredici è un numero ricco di significato. Rappresenta un momento di svolta radicale, come una nuova nascita. La fine di un ciclo e l’inizio di un nuovo ciclo.  Ovviamente non ho studiato a tavolino di suddividere il mio diario in tredici post. Scrivevo il diario di volta in volta senza una struttura preordinata in mente. È capitato cosi, “casualmente”. Il numero 13.
L’anno quasi trascorso dal mio viaggio in Perù mi consente di guardare già con una certa prospettiva ai cambiamenti e agli approfondimenti che quell’esperienza ha prodotto nel corso del tempo. In diverse occasioni ho dovuto affrontare nuovamente la paura e conoscerla meglio per poterla ammansire e trasformare. Mi riferisco alla paura spirituale. Anche il lavoro di ribilanciamento delle mie energie maschili e femminili è andato avanti suscitando nuove aperture e nuove consapevolezze. Tutti lavori ancora in corso, ovviamente.
E come sappiamo, nel corso dell’anno siamo finalmente arrivati al cambio di era, siamo entrati nella nuova energia, e ovviamente, a prescindere dal viaggio in Perù, anch’io sono stato sballottato e talvolta risucchiato dal potentissimo vortice energetico che questo cambio ha prodotto.

A metà febbraio, come ho raccontato in un altro post — (dis)Orientarsi nella nuova era — ero in una fase di “imbozzolamento” energetico che mi rendeva piuttosto faticoso prendere qualunque tipo di impegno, ma mi rendevo conto che stava arrivando il momento di agevolare l’uscita dal bozzolo. Così mi son lasciato tentare dalla locandina di un seminario di due giorni sulle Tecniche energetiche delle Ande. Il seminario si sarebbe tenuto ai primi di marzo, ma una decina di giorni prima era prevista una conferenza introduttiva sulla visione della realtà dell’antico sciamanesimo andino, tramandato in maniera pura fino ad oggi dai maestri della Nazione Q’ero, che vivono in una comunità di meno di 300 famiglie che si trova oltre i 4500 metri di altezza sulle Ande. La cosa mi attirava molto.
Decisi di andare alla conferenza. Se mi fossi sentito in risonanza mi sarei iscritto al seminario.
La conferenza fu una bella sorpresa. Ci fu ovviamente anche la parte teorica introduttiva, molto interessante ed esposta con estrema chiarezza e semplicità. Ma poi il resto della serata fu dedicato a una cerimonia di Despacho (la cerimonia di offerta alla Pachamama). Come ho raccontato in questo diario avevo partecipato ad un Despacho a Pisac Inca, ed era stata un’esperienza profonda e suggestiva in uno scenario sacro e maestoso. Questa volta eravamo in una sala all’interno di un edificio cittadino. Una sala ampia e comoda ma pur sempre al chiuso. Ciononostante la cerimonia fu altrettanto profonda, anche se in maniera diversa. Smosse le mie energie: da molte settimane non le sentivo così frizzanti e leggere. Perciò alla fine della conferenza mi iscrissi subito al seminario per evitare ripensamenti.
Come avevo previsto, il giorno prima del seminario ero pieno di remore. Nel mentre mi ero letto il libro che esponeva metodicamente tutte le tecniche che sarebbero state insegnate nel seminario e in quelli successivi. Era una sorta di manuale, scritto molto bene, e interessante, ma mi fece pensare che quelle tecniche, con i vari nomi e colori da ricordare, i diversi punti energetici in varie zone del corpo, le sequenze precise da seguire per eseguire le varie tecniche, non erano cosa per me. Io sono molto più istintivo e intuitivo nel mio approccio all’energia. O forse si potrebbe anche dire impulsivo e disordinato. Non volevo complicarmi la vita dando ulteriore cibo alla parte razionale della mia mente con delle istruzioni per me apparentemente rigide. Insomma, la mattina del seminario il mio atteggiamento non era dei migliori. Ma nel giro di un paio d’ore l’efficacia e la semplicità di quelle tecniche mi coinvolse totalmente. Grazie all’aiuto e alla facilitazione dell’insegnante, era facile fare quello che lui spiegava, e funzionava.
Insomma, un ottimo strumento da  aggiungere al mio armamentario.

Ho avuto anche l’occasione di scambiare due chiacchiere con chi teneva il seminario, e ho avuto dei chiarimenti su Moray, un sito inca che avevo visitato e che mi aveva enormemente colpito per la sua energia (oltre che per la sua bellezza). Mi raccontò anche che diversi anni fa era venuto in Sardegna col suo maestro andino, e che avevano tenuto lo stage di tecniche energetiche delle Ande in alcuni siti nuragici. Quello che si ricordava era Sa domu e s’orku, la tomba dei giganti di Siddi, ad appena una cinquantina di chilometri da Cagliari.
Sa domu e s’orku è uno dei miei più cari fratelli di pietra della Sardegna. Ci sono stato per la prima volta quasi sei anni fa ed è stato un amore a prima vista. Mi son sentito a casa, accolto e rispettato. Da allora ci sono stato parecchie volte. Per me è un luogo sacro di potere che mi rigenera e mi istruisce. Nel 2011 ci ero tornato insieme alla mia futura compagna del viaggio in Perù e a un altro amico. Allora l’idea di andare in Perù in tempi brevi non mi passava neanche lontanamente per l’anticamera del cervello. Ma dopo avere meditato sopra la tomba, non ricordo in che modo arrivammo a parlare dell’ayahuasca, e fu in quell’occasione che la mia amica suscitò la mia curiosità per quella pianta e il mio desiderio di provarla. Il seme per il nostro viaggio in Perù era stato piantato. Con l’aiuto dell’energia di un luogo sacro che sicuramente aveva registrato il passaggio e l’intento del maestro andino che proprio là, alcuni anni prima, aveva iniziato altre persone alla tradizione inca dei Q’ero.
E quasi un anno dopo aver attraversato l’oceano per recarmi nei luoghi sacri del Perù, quella parte importante dell’antica saggezza andina mi veniva offerta generosamente nella mia città.

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