Viaggio in Perù. 12: La gestazione

Per quasi due mesi dopo il mio ritorno dal Perù ho vissuto in uno strano universo a metà tra le dimensioni rarefatte di Machu Picchu e la “densità” della normale vita quotidiana. I luoghi elevati — non solo per la loro altitudine geografica — dove avevo dimorato per appena una decina di giorni avevano penetrato con le loro sottili frequenze il mio campo energetico, fecondandolo, ed io mi sentivo come se dentro di me fosse in gestazione una nuova energia che quando finalmente avesse potuto nascere avrebbe portato con sé informazioni e consapevolezze preziosissime.
Al mio ultimo seminario di ipnosi multidimensionale che avevo tenuto un mese prima della partenza, avevo avventatamente promesso che al mio ritorno dal Perù avrei tenuto un nuovo seminario ispirato al viaggio in quella terra. Il tempo per prepararlo era poco. I miei seminari si svolgono al chiuso, e col clima cagliaritano già da maggio è difficile convincere qualcuno a trascorrere al chiuso di una stanza l’intero pomeriggio di un sabato. Mi decisi comunque a fissarlo per il primo weekend di giugno. Avevo meno di un mese per elaborarlo e pubblicizzarlo. In ogni caso l’affluenza non era un problema. Ero disponibilissimo a tenere il seminario anche solo con un piccolissimo gruppo di “aficionados”. Eventualmente lo avrei ripetuto in autunno, ma ora sentivo che mi serviva preparare il seminario per iniziare a mettere mano sul coacervo di file di cui avevo fatto il download a Machu Picchu.
«Il primo partecipante al seminario è chi lo tiene,» mi ha spiegato una volta l’arcangelo Raffaele. «Quindi quando decidi di fare un seminario devi chiederti che cosa vuoi imparare da questo seminario. Allora i maestri si presentano nella forma delle persone che partecipano al seminario. Non c’è qualcuno che insegna e qualcuno che apprende, ma sempre chi insegna insegna a sé stesso, e chi è lì per apprendere lo aiuta in questo processo. Questa è una legge che sta alla base di qualunque insegnamento. È necessità di chi insegna imparare quello che sta insegnando. Nessuno sfugge.»
Perciò per me fare quel seminario era importante per iniziare a imparare quello che mi era stato trasmesso in Perù. Incentrai le prime due meditazioni del seminario sul risveglio della kundalini (il Serpente Piumato) e la ricalibratura dell’equilibrio tra le energie maschili e femminili, che simbolicamente era quello che a mia sensazione comportava a livello individuale lo spostamento della kundalini della Terra dal Tibet in Sudamerica.
L’ultima meditazione era inevitabilmente ambientata a Machu Picchu, e invitava a connettersi con le energie del luogo e in particolare con lo spirito (l’Apu) di Wayna Picchu, tramite l’aiuto e la guida di uno sciamano.
Solitamente, a meno che non si tratti di una meditazione su qualche aspetto femminile dello spirito, nel costruire le mie trance introduco quando è necessario la figura di uno sciamano maschio. Il fatto che sia maschio mi rende più facile identificarmi nel suo ruolo, anche se non sempre questo è un bene. Così anche mentre ideavo la meditazione dedicata a Machu Picchu avevo in mente che facesse da guida uno sciamano maschio (come nella realtà era stato per me durante la mia visita a Machu Picchu). Ben presto però la cosa mi disturbò. Mentre mi connettevo per elaborare la meditazione sentivo una fortissima energia femminile che senza violenza si sovrapponeva ai miei pensieri un po’ stereotipati. Ben presto mi resi conto che quella energia femminile era portata da un’identità ben precisa. Era la sciamana che aveva collaborato alla costruzione di Machu Picchu e alla quale avevano accennato le mie guide mentre mi tranquillizzavano per il viaggio con l’ayahuasca apparentemente andato male. La sciamana peruviana, un’altra identità della mia coscienza. La sua presenza era molto pregnante e facilmente percepibile. Le sue frequenze erano in qualche modo particolarmente compatibili con le mie. Fu un incontro molto bello.
La sciamana mi dette istruzioni sulla meditazione che stavo elaborando. Ovviamente era lei la protagonista, era lei che con diverse forme avrebbe guidato i partecipanti al seminario a percepire le energie del luogo e a connettersi al Wayna Picchu. Io avevo solo il ruolo di intermediario o, meglio, di “canale”.
Pur avendo avuto la benedizione della sciamana, mano a mano che il seminario si avvicinava si faceva strada in me la sensazione che forse ero stato troppo precipitoso e presuntuoso, che probabilmente non ero ancora in grado di trasmettere qualcosa del mio viaggio in Perù, visto che io stesso non avevo capito se non superficialmente quello che era successo. Ma ormai era deciso, e mi preparai diligentemente a fare comunque un buon seminario.
Come ho già raccontato in un altro post (Segni e sogni), la mattina che precedeva il seminario sono andato in studio per allestire la stanza, e poco prima di arrivare al portone del palazzo ho visto in terra, proprio davanti a me, una penna di uccello, probabilmente di un gabbiano. Era una penna nera in perfetto stato di conservazione. Non è un fatto straordinario trovare una penna di uccello per strada, in una città come Cagliari, ma quella era particolarmente ben conservata e poi era esattamente sul mio cammino. E in ogni caso non mi era mai successo di trovare una penna proprio in quel punto. Trovare una penna d’uccello è un buon segno per uno sciamano, così l’ho considerato un augurio e ho raccolto la penna. Nel pomeriggio, uscendo da casa per andare al seminario, proprio davanti al mio portoncino trovai una penna identica alla precedente, ma più lunga. Era evidente che le mie guide incorporee volevano incoraggiarmi e rassicurarmi sui miei poteri sciamanici e sul buon andamento del seminario! Ho raccolto anche la seconda penna, e il seminario è andato benissimo, al di sopra delle mie aspettative.
Si era riunito un gruppo di quasi venti maestri con una potente energia, che erano convenuti per aiutarmi a imparare ciò che stavo tentando di insegnare.
Dopo di allora i contatti con la sciamana peruviana sono stati estremamente sporadici, ma ogni volta che lo desidero posso percepirne la presenza e so che ormai la connessione tra me e lei non può essere richiusa.

Una cosa che non ho raccontato nel mio diario peruviano è un piccolo rituale di unione tra Sardegna e Perù che ho compiuto nel corso del mio viaggio. Su suggerimento di un amico, avevo portato con me un’ossidiana da lui raccolta nei Sentieri dell’ossidiana del Monte Arci. L’ossidiana è una pietra che ha un’antichissima tradizione in Sardegna. Portarla a Machu Picchu era come portare un pacchetto energetico di informazioni sulla nostra Terra. Durante la mia visita a Machu Picchu individuai un piccolo foro su un muretto di pietra, abbastanza grande per infilare la pietra di ossidiana e abbastanza profondo perché nessuno potesse notarla e tanto meno recuperarla.
Da Machu Picchu non avevo osato prendere una pietra, pensando che se ognuno  dei milioni di visitatori che annualmente si recano nel sito avesse fatto altrettanto il sito ne sarebbe risultato seriamente danneggiato. Ma alle antiche rovine di Pisac Inca, in un ambiente più rilassato, con poche persone in giro per il sito, dopo la cerimonia di offerta alla Pachamama avevo raccolto da terra una piccola pietra che mi sembrava contenere le energie del luogo. L’avevo considerata una sorta di restituzione da parte della Pachamama, e sentivo che la Pachamama approvava l’intento con cui raccoglievo la pietra.
Pochi mesi dopo il mio ritorno, un giorno di inizio estate andai con due amiche nel punto più alto del Monte Arci, da dove si vede il mare. Il sole ancora alto nel cielo cominciava però a declinare verso un tramonto che non avrebbe tardato. Il vento aggiungeva un tocco di sacralità a quel momento, come una sorta di purificazione. Le mie amiche erano informate dello scopo di quell’escursione, perciò non si stupirono quando io mi raccolsi per alcuni minuti in meditazione. Ringraziai le energie di quel luogo, espressi un’intenzione di luce per entrambe le terre e poi nascosi la pietra raccolta a Pisac Inca in un posto sicuro tra altre pietre, dove nessuno l’avrebbe trovata.
Sentii che la connessione tra la Sardegna e il Perù con quel piccolo rituale era stata rafforzata.

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