(dis)Orientarsi nella nuova era

Quasi sempre i cambiamenti implicano un periodo più o meno lungo di disorientamento e di adattamento. Sia che si cambi casa, città, lavoro, partner o quant’altro, vengono a mancare dei punti di riferimento a cui eravamo abituati e che in qualche modo, nel bene e nel male, ci fornivano un senso di certezza e di stabilità. E anche se il cambiamento è stato “per il meglio” non sempre è facile adattarsi alla nuova situazione.
Quando poi si tratta di un cambiamento così radicale come l’entrata in una nuova era della coscienza e dell’energia è inevitabile che il disorientamento sia altrettanto radicale.
Ovviamente molti — probabilmente la maggioranza degli esseri umani — non hanno percepito nulla di diverso dopo il 21 dicembre 2012. Come abbiamo visto non è successo nulla di particolarmente eclatante, il mondo apparentemente continua ad andare più o meno allo stesso modo, la corruzione, le stragi, le guerre, la crisi economica non son certo scomparse. Eppure tanti iniziano a sentire, magari confusamente, che qualcosa è davvero cambiato, che le cose non funzionano più come prima. E sentono l’esigenza di cercare nuovi significati nella propria vita, di trovare nuove direzioni e una comprensione più profonda della propria identità, del perché siamo vivi “qui e ora”.
C’è anche un nervosismo diffuso, causato dall’aspettativa impaziente che qualcosa cambi (magari, nel caso di noi italiani, grazie ai risultati elettorali). Si vorrebbe fare qualcosa di nuovo, di importante, di significativo, ma raramente c’è chiarezza sul cosa fare e sul come farlo. E in effetti a mio parere — ma sottolineo che ciò che è vero per me non lo è necessariamente per tutti — non è il momento migliore per l’azione.
Siamo entrati in una nuova realtà sconosciuta e ancora poco visibile, perciò la cosa più sensata da fare è guardarsi attorno per capire dove siamo arrivati, mettersi in ascolto per sintonizzarsi sulle nuove frequenze, rivolgersi all’interno per comprendere più profondamente chi siamo e dove vogliamo andare. Ognuno di noi sicuramente nutre dei desideri, accarezza dei sogni, vorrebbe realizzare questo o quello. Ma non è detto che i desideri e i sogni di ieri abbiano ancora senso nella nuova realtà, e probabilmente è necessario rinnovarli, ridefinirli, e avere anche il coraggio di abbandonare una volta per tutte quei sogni un po’ stantii che abbiamo continuato a coltivare più che altro come abitudine, perché sono un comodo rifugio in cui crogiolarci quando la realtà diventa troppo deludente o faticosa, e che in effetti per un motivo o per l’altro non abbiamo davvero intenzione di realizzare, o che semplicemente non sono più in sintonia con chi siamo ora e con la nostra felicità.

Personalmente, passate le feste natalizie, avendo finalmente raggiunto lo storico traguardo del cambio di era, sono stato assalito da una grande stanchezza fisica e mentale (e oserei dire anche spirituale), unita alla momentanea perdita di ogni ulteriore motivazione. Come se, appunto, i sogni e i desideri del vecchio Momi non avessero più alcun significato ed alcuna attrattiva per il nuovo Momi appena nato, che ha bisogno di guardarsi dentro per costruire ex-novo il proprio progetto di vita. Parallelamente a questa immersione dentro me stesso per ridefinire le mie coordinate esistenziali, ho trovato una grande difficoltà sia ad agire che a progettare qualunque cosa, e non solo le cose importanti ma addirittura quelle minime, quotidiane. Prendere un qualsiasi impegno che non sia per la sera o per l’indomani mi richiede una gran fatica. Se ho il desiderio di fare una telefonata a un amico che non sento da un po’ di tempo, può passare una settimana o una decina di giorni prima che mi decida a farla. E anche la continuazione del mio diario peruviano su questo blog mi è risultata difficile come uscire dalle sabbie mobili. Ecco, forse quest’ultima immagine rappresenta bene il mio stato d’animo di quest’ultimo periodo. Come nelle sabbie mobili, ogni movimento per tentare di uscirne ha solo l’effetto di farti sprofondare ulteriormente.
Devo ammettere che se qualcuno mi descrivesse in questi termini la sua situazione, tenderei a pensare che soffre di una forma di depressione più o meno grave. Io però conosco molto bene la depressione, avendone sofferto con alterne vicende per quasi tutto il corso della mia vita, e quello che sto vivendo è qualcosa di completamente diverso. Sia perché sono comunque in grado di portare avanti senza grossi problemi la mia normale routine quotidiana, sia perché dal quadro è totalmente assente la sofferenza, spesso angosciosa, che sempre accompagna uno stato depressivo. Io nel complesso non sto male, non ho particolari sofferenze, ho momenti di vitalità e di benessere, sono consapevole che si tratta semplicemente di una fase per me necessaria e sono fiducioso che quando sarà il momento questa fase si concluderà lasciando il posto a un entusiasmante capitolo della mia (nuova) vita. Come sempre, le parole chiavi per vivere nel modo migliore questo periodo di apparente immobilismo sono “consapevolezza” e “accettazione” (che non significa rassegnazione!).
Non nascondo che ci sono però anche momenti di malessere più o meno profondo, quando perdo il mio equilibrio energetico e mi lascio momentaneamente sopraffare dalle energie pesanti, o quando mi assale il dubbio che in realtà sto solo giustificando con astratte teorie spirituali la mia pigrizia e la mia indolenza mentre invece dovrei darmi da fare per migliorare la mia situazione e non sprecare il tempo come apparentemente (secondo il vecchio paradigma) sto facendo. In quei momenti cerco aiuto dalle mie guide incorporee che però, pur facendomi sentire la loro presenza, restano abbottonate e mi lasciano cuocere nel mio brodo. Il messaggio che in questo modo mi arriva è che non è più tempo di cercare aiuto per così dire dall’esterno (neanche dalle dimensioni immateriali!) ma è il momento di connettersi sempre più profondamente al proprio nucleo divino e al proprio innato potere di creare la realtà. Come dire che dobbiamo passare dall’infanzia o dall’adolescenza alla maturità.
Ieri però sono comunque riuscito a fare una piccola chiacchierata con gli arcangeli. Mi sentivo abbastanza fuori equilibrio e in qualche modo insofferente. Forse avevo semplicemente bisogno di un incoraggiamento, o di un segnale.
L’arcangelo Michele (è lui il boss del mio personale staff di assistenza ultraterreno, e perciò interviene direttamente nei momenti cruciali) si è deciso a parlare e mi ha semplicemente ripetuto più volte in diversi modi un messaggio che può riassumersi così: «Sei in un bozzolo. Ti stai trasformando, e questa è la fase del bruco dentro al bozzolo. Può essere scomodo e un po’ doloroso, perché appena cerchi di muoverti incontri subito un limite. Il bozzolo ti racchiude e non puoi muoverti. Sta cambiando tutto di te, anche il tuo corpo. Non è una cosa lunga ma non avere fretta, non essere impaziente. Accetta questa condizione e cerca di viverla nel miglior modo possibile. Sei molto amato e sta andando tutto bene.»

Sono convinto che quanto mi ha detto l’arcangelo Michele non valga solo per me ma per tutti gli esseri umani in questo momento. Poi ognuno è diverso, ognuno ha i suoi percorsi personali, ognuno ha i suoi tempi. Qualcuno probabilmente non è ancora avvolto nel bozzolo o ha appena iniziato a tesserlo. Qualcun altro, forse, ha già sviluppato le ali, è già uscito dal bozzolo e sta volando libero di fiore in fiore. In ogni caso, perché il bruco si trasformi in farfalla ci vuole il suo tempo, e in definitiva probabilmente anche l’evoluzione della coscienza ha i suoi ritmi, simili all’alternarsi delle stagioni. E ogni stagione ha la sua funzione e le sue virtù. Perciò è inutile lamentarsi di non poter andare al mare a fare il bagno quando il clima è freddo. Meglio cercare di godersi quanto possibile i piaceri che regala l’inverno, magari davanti al fuoco di un camino. E l’equinozio di primavera, comunque, non è poi così lontano.

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2 commenti su “(dis)Orientarsi nella nuova era

  1. Andrea Giancola il said:

    Alle volte mi chiedo se l’interesse, il mio interesse verso la dimensione spirituale abbia una valenza di pura ricerca, voglia di crescere o soltanto un rifugio per qualcosa, forse quasi una sorta di portafortuna, però noto che al di là delle varie grida di quello o di quell’altro che cercano notorietà e niente altro, mi accorgo che nessuno è concretamente in grado di fornire risposte adeguate ai nostri tempi. Sarà che non è mai esistita, non esiste e forse mai esisterà una risposta oggettiva, universale, sarà, come qualcuno avrà sicuramente affermato, una semplice suggestione del post 21 dicembre 2012 (per una ragione sicuramente non casuale ho appena digitato 2102!), sarà una mia semplice visione del mondo che mi e ci circonda, sarà la suggestione nel pensare che so… all’anno 2020, 2021, 2022 e così via, ma sembra che questi siano davvero gli ultimi anni dominati da ingiustizie di ogni sorta o genere che dir si voglia, un moto browniano per dirla alla Battiato, non sono e non voglio essere veggente, non parlo con la voce di chissà quale speranza, non penso di averne, no, ma sento che non mancherà tanto alla fine di ingiustizie, cattiverie che vanno… che dire… dal solito ragazzino strappato ai genitori e collocato in una casa famiglia, come fosse un oggetto, all’ennesima guerra, attacco, vicenda di corruzione, etc etc. Credo che anche l’intero impianto di leggi, il corpus di leggi, andrà man mano sostituendosi con qualcosa di mai visto prima, quel qualcosa che al momento crediamo di non poter vivere in quanto non ci riteniamo “preparati”. Alle volte un certo stile di vita, una data esperienza e altre apparenti coincidenze, ci possono portare a compiere azioni che non avremmo immaginato, come dal creare un gruppo in rete per sviscerare tematiche mai discusse prima d’ora, ingiustizie, all’agire in un modo che prima d’ora credevamo imprevedibili. Si, si avverte (e non si sente) qualcosa 😉

    • Grazie Andrea per il tuo commento. Ci sono tanti modi di avere speranza (io preferisco usare il termine “fiducia”). Le tue parole indubbiamente ne rispecchiano uno, e il moto browniano forse si avvia a trovare una nuova armonia.

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