Il branco delle foche. 2

Grotta del Fico - Baunei
Grotta del Fico – Baunei

A fine febbraio con due amici, Max Bongini e Corinna Muzi, che l’estate scorsa avevano organizzato il seminario con il contattista peruviano Ricardo Gonzalez (di cui ho parlato nella serie di post Contatti cosmici), abbiamo deciso di organizzare un incontro di meditazione e contatto con la terra in Sardegna, e abbiamo scelto come location l’altopiano del Golgo, un luogo estremamente suggestivo, magico e selvaggio che si affaccia sul Golfo di Orosei, in Ogliastra, nella costa centro-orientale sarda (l’incontro si terrà fra una decina di giorni, dal 29 maggio al 2 giugno).
Nei giorni successivi, mentre pensavo al tipo di lavoro che avrei potuto proporre nel corso dell’incontro le foche fecero sentire la loro voce. Lo stimolo fu che vicino al luogo dove si sarebbe tenuto l’incontro c’è la Grotta del Fico. La Grotta del Fico è stato l’ultimo rifugio della foca monaca in Sardegna, dove ancora negli anni settanta viveva una piccola colonia. Da allora la foca monaca è praticamente scomparsa dalla Sardegna anche se in anni recenti ci sono stati diversi avvistamenti in vari punti delle coste sarde. Da alcuni anni avevo quindi il desiderio di visitare la Grotta del Fico, ma non ne avevo ancora avuto la possibilità. Pensai che l’incontro sul Golgo poteva essere l’occasione giusta. Avrei potuto riproporre una meditazione di contatto con le foche per poi visitare la Grotta del Fico che avrebbe sicuramente aiutato a entrare in risonanza con loro. Ero certo che sarebbe stata un’esperienza interessante e ne parlai con Max e Corinna che condivisero spontaneamente il mio entusiasmo.
Pochi giorni dopo la mia amica C. mi chiese di fare una trance assieme. Mi raccontò che al seminario sulla Nuraxia che avevo tenuto poco tempo prima, durante una meditazione di contatto con la propria identità nuragica era stata “disturbata” dalla presenza delle foche. Nella meditazione chiedevo di andare nella sala principale del nuraghe di Orroli per entrare in contatto con la propria identità al tempo della Nuraxia. Lei dunque cercava di entrare nella sala aspettandosi di trovarvi la sciamana Luna, ma non riusciva a farlo e veniva invece trascinata nel mare dove nuotava una foca. Le arrivò l’informazione che la sciamana Luna era una foca, ma questo per lei non aveva alcun senso, e la infastidì non riuscire a seguire le istruzioni che io davo nel corso della trance. Per di più, nei giorni successivi fece diversi sogni in cui comparivano le foche.
Ero colpito dal fatto che in qualche modo le foche avessero fatto nuovamente sentire la loro voce con entrambi, all’insaputa l’uno dell’altra. Decidemmo perciò di incontrarci e canalizzare le foche per avere spiegazioni.
All’inizio della trance chiesi a C. di entrare in contatto prima con la sciamana Luna, nella sala del nuraghe, per avere da lei delle informazioni sulle foche e delle spiegazioni sull’esperienza che aveva avuto al seminario.

«In quei tempi» spiegò la sciamana Luna, «la nostra identità non era così circoscritta, e soprattutto non lo era l’identità di uno sciamano. Lo sciamano aveva un contatto con tutti gli esseri e tutte le forme di vita, ma ne sceglieva alcune come suoi alleati principali. Io avevo un gemellaggio con una foca, e non c’è un distinguo fra me e lei. Questo è difficile da capire per la vostra mente che vive in compartimenti stagni, ma allora la comunicazione avveniva sulle dimensioni sottili e l’affinità portava a una coesione dell’identità. Avevo scelto il compito di mantenere l’armonia tra le specie animali, e in particolare l’acqua era l’elemento che preferivo. Nel periodo dei grandi abusi la foca mi era stata molto vicina. È una foca di un colore particolarmente chiaro. Le foche possono avere colori diversi, dal nero, al bruno, al marrone, al caffè. Questa foca si riconosceva per il colore chiaro del suo manto. Quando abbiamo fuso le identità io e lei siamo state una cosa soltanto, ma principalmente era lei che conduceva il clan delle foche. La comunicazione tra gli esseri del mare e quelli della terra avveniva grazie a noi due che eravamo una soltanto. Ma mentre sulla terraferma imperversavano gli abusi, sott’acqua l’abuso ancora non c’era. Era uno spazio salvifico in cui potersi rifugiare. Ho cercato in un primo momento di rifugiarmi lì, appunto, e di trovare grazie alle foche una dimensione di mediazione con l’esterno per mantenere intatto il progetto di armonia che stavamo portando avanti. Ma quando questo non è stato più possibile perché la vita all’esterno era troppo tormentata dagli abusi ho abbandonato il mio corpo di Luna per entrare nella dimensione più rarefatta, extraterrestre, e ho mantenuto la fisicità della foca che appunto si chiama Luna. Non è durato a lungo perché poi non è stato più possibile muoversi su mondi paralleli, acquatici e terrestri, e così anche le foche sono andate via.»
Subito dopo prese la parola la foca Luna: «Abbiamo sempre cercato di creare un contatto con quelli della vostra razza, perché anche nella vostra razza era possibile stare in acqua e fuori dall’acqua, anche se non proprio come per noi. E se fossimo riusciti a stabilire un contatto avremmo avuto una possibilità di armonia molto grande. Ma è difficile comunicare con chi non usa la telepatia e scambia i nostri suoni per abbai. Ciò che facciamo quando a voi sembra che abbaiamo è invece rompere con un suono una staticità e creare una frequenza nuova che serve a mobilitare l’ambiente circostante e a produrre un nuovo spazio di armonia. Abbiamo tentato di farlo anche con voi, ma la vostra mente è chiusa alla comprensione di questo e si rifugia in una materialità che vi imprigiona. Gli arpioni dei pescatori erano interessati soprattutto alle nostre carni e non alla nostra ideologia. Così abbiamo cominciato a rintanarci nei posti in cui non potevate arrivare. Le grotte sono il nostro ambiente naturale, la casa del nostro gruppo. Principalmente ci muoviamo in clan e non c’è nessuna prevaricazione tra noi perché tutti condividiamo la stessa idea. La nostra civiltà è una civiltà difficile da capire per voi, perché non abbiamo una proprietà privata ma tutto indifferentemente è nostro. E “nostro” è una parola che non potete capire, perché nostro per noi non significa possedere qualcosa ma averne la responsabilità. E avendo la responsabilità di una cosa costruiamo con essa uno scambio relazionale che è basato sulle rispettive frequenze, e dall’incontro di queste frequenze facciamo nascere quella che noi chiamiamo armonia.
Ogni elemento per noi appartiene a una reciprocità che risuona insieme, e quando risuona insieme entrambi ne abbiamo la responsabilità ed entrambi pronunciamo una nota di armonia. La nota di armonia nutre l’anima del mondo e ognuna delle nostre anime partecipanti e crea benessere tutto intorno. Occorre la conoscenza delle note e della reciprocità che esiste fra tutte le cose a pari livello. Senza questo si entra in un’ottica di presunzione che azzera questa possibilità e cade nelle trame dei predatori. Accuratamente i predatori instillano nella vostra comprensione della vita un concetto di superiorità che è appunto la predazione. Gli abusi fatti sugli animali sono la conseguenza di una predatorietà che ha dimenticato proprio questo punto e che invece deve essere ripristinato al più presto per costruire un mondo più umano.
Il corpo delle foche conosce una fisicità che nel corpo umano è purtroppo carente. Ciò che caratterizza il nostro modo di muoverci e di essere al mondo è la consapevolezza epidermica. Ogni gesto per noi muove le frequenze della vita e apre la consapevolezza della nostra coscienza estesa. Per noi la comunicazione non è parlare, ma accogliere in noi stessi questa sensazione fisica che ci consente di aprirci alla conoscenza. So che è difficile per le vostre menti chiuse nelle scatoline della predazione comprendere questo concetto, ma il corpo può farlo se permettete alla mente di estraniarsi e lasciate che la fisicità parli da sé.»
Dopo che la foca Luna ebbe finito di parlare, le chiesi un parere sull’idea che avevo avuto di proporre un contatto con le foche all’incontro di quattro giorni sul Golgo. «Da tempo chiediamo alle menti più sensibili di poter tradurre in parole la nostra conoscenza per porgerla a chi sa farne un uso consapevole» rispose Luna. «Perciò abbiamo lanciato nella dimensione immateriale il nostro messaggio che tu e C. avete accolto, perché risuona con una consapevolezza che in passato avete posseduto. Così è importante avere questi incontri e approfondire le peculiarità della nostra cultura, che è anche la vostra cultura nel tempo in cui noi e voi siamo stati una cosa sola insieme. Abbiamo goduto della nostra diversità per creare una musica comune.»

Alla fine della canalizzazione presero la parola anche i maestri nuragici di Alpha Centauri. «Sui piani più rarefatti della coscienza non esiste la separazione così come la conoscete voi» ci dissero, «ma tutto comunica con tutto in un’elegante sinfonia progressiva. Superare una visione limitata e appesantita della realtà è il compito che ogni essere senziente sceglie di svolgere per uscire dalla materialità e ricomprenderla e ricollocarla dentro una più ampia visione di sé. Tutto è fluido, morbido e mutevole. Niente è statico, chiuso o immobile. Il passaggio vibrazionale che il pianeta Terra sta vivendo in questo momento è proprio l’accesso alla comprensione di questa fluidità che comprende la materialità soltanto come una nota nel tutto. Così questa esperienza in questo momento è uno scivolo che consente un passaggio più lieve e più veloce nella dimensione di queste possibilità. E ciò che noi esseri di Alpha Centauri facciamo è agevolare questa comunicazione per creare ulteriormente questa fluidità lì dove si formano delle aperture in quella che voi chiamate mente e che è invece la coscienza del tutto. Il tutto prende delle forme arbitrarie negli esseri che chiamate cose, persone o animali, che sono vibrazioni in sintonia tra loro e più o meno in armonia quanto più possono mischiarsi. Qui da noi la fluidità è lo strumento che consente il benessere e la comunicazione, ed è il dono che stiamo cercando di riportare anche tra voi, nostri fratelli minori. E minori è detto senza gerarchia, proprio come il duro non è migliore del morbido o il piccolo non è minore del grande. È difficile stare in questa comprensione per voi, e per noi trovare le parole adeguate a spiegarvelo, ma sempre lo facciamo nei momenti in cui la rigidità è un po’ assopita.»

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