La magia del Golgo: 1. Il gioiello di Arturo

Golgo - Complesso nuragico di Orgoduri - particolare
Golgo – Complesso nuragico di Orgoduri – particolare

Il Golgo è una voragine carsica a campata unica che ha il suo fondo dopo un salto pressoché verticale di circa 270 metri. È chiamata anche Su Sterru ed è situata nell’omonimo altopiano che si trova ad un’altitudine di circa 400 metri sul livello del mare, nel Supramonte di Baunei, nella Sardegna centro-orientale, in corrispondenza di un tratto tra i più belli e incontaminati delle coste sarde.
La prima volta che ne avevo sentito parlare risale esattamente a trent’anni fa, quando il mio amico Tony mi aveva scelto come attore protagonista del film che aveva intenzione di girare. Doveva essere il suo primo film e il titolo sarebbe stato Il gioiello di Arturo. Io e Tony ci eravamo conosciuti proprio nel periodo in cui lui stava elaborando il suo progetto, e ben presto mi chiese di entrarne a farne parte perché gli sembravo adatto a interpretare il ruolo principale, quello di Arturo.
La storia era intrigante ed era in sintonia coi miei interessi e la mia visione della realtà. Arturo era un giovane più o meno della mia età (allora avevo meno di trent’anni!) che ripresosi dopo un incidente stradale piuttosto grave aveva sviluppato una sorta di sensitività che si manifestava con una serie di visioni che in qualche modo anticipavano frammenti del futuro e in particolare gli mostravano una sorta di manufatto tecnologico di origine extraterrestre (il gioiello, appunto) che aveva il potere di cambiare radicalmente secondo i propri desideri più profondi la vita di chi riusciva a sintonizzarsi con esso.
Una serie di persone apparentemente non legate tra loro (il fratello di Arturo con la fidanzata, un avventuriero in cerca di facili fortune, una famosa cantante rock la cui popolarità era entrata in una curva discendente, un’attrice di grido e forse qualcun altro che adesso non ricordo) venivano a conoscenza della storia di Arturo e dell’ipotetica esistenza del gioiello. Dopo diverse peripezie tutti quanti si ritrovavano casualmente in un villaggio vacanze sulla costa orientale della Sardegna, e da lì prendeva forma il finale, la cui scena clou prevedeva l’atterraggio di un’astronave proprio nei pressi della voragine del Golgo. Dopo di che la vita di tutte le persone che erano entrate in contatto con l’astronave, e quindi col gioiello, prendeva all’improvviso una piega inaspettata e particolarmente favorevole.

La trama così sintetizzata rende solo in parte la fascinazione del progetto. Tony era un’artista poliedrico, scrittore, musicista e regista di videoclip (ne aveva realizzato anche con alcuni musicisti piuttosto famosi e aveva vinto qualche premio nel settore). Aveva composto una splendida colonna sonora e la sua sceneggiatura era di ottimo livello.
Quando iniziammo a muoverci per cercare di trasformare quel progetto in realtà all’inizio sembrava come se il “gioiello di Arturo” stesse funzionando davvero. Il progetto incontrava naturalmente l’apprezzamento e l’entusiasmo di chi ne veniva messo a conoscenza. Cinecittà si era detta disponibile a coprodurre il film. Il proprietario di un villaggio vacanze nei pressi di Arbatax avrebbe messo gratuitamente il villaggio a disposizione per un mese per tutta la troupe. Alitalia avrebbe fornito gratis i voli per gli attori e per i vari trasporti in cambio dell’apparizione dei suoi aerei in alcune scene del film. Fernanda Pivano era disposta a scrivere la prefazione per un libro che io avrei dovuto trarre dalla sceneggiatura. Nina Hagen, musicista e cantante punk rock molto in voga in quegli anni, aveva dato l’assenso a interpretare la parte di sé stessa, e anche l’attrice francese Sabine Azéma si era detta interessata a interpretare un ruolo nel film.
Mancavano i produttori principali, ma alla fine Tony trovò anche quelli e con l’aiuto di un cameraman della Rai regionale che si offrì di aiutarci senza alcun compenso iniziammo a fare dei provini delle scene principali. Avevamo messo su un piccolo staff semiprofessionale con tanto di aiutoregista, truccatrice e segretaria di produzione. Girammo la prima scena al Poetto, la spiaggia di Cagliari, davanti all’ospedale marino dove nella finzione Arturo era stato ricoverato. Per l’occasione avevamo recuperato una fiammante spider rossa degli anni sessanta con la quale il fratello di Arturo andava a prenderlo il giorno in cui veniva dimesso. Alcune scene le girammo nel salone di fine ottocento della casa dei miei, dove ancora abitavo, con un certo imbarazzo da parte mia perché tutta la mia famiglia era rimasta ad assistere alle riprese incuriosita. Un rilievo montuoso non distante da Cagliari fu la location per la scena in cui Arturo veniva rapito a cavallo dall’avventuriero. Montammo in due su uno splendido cavallo bianco chiazzato prestato da un vicino maneggio, e per un pelo non fui sbalzato all’indietro quando il cavallo scartò nel salire sul pendio del monte. Insomma, devo ammettere che fu un’esperienza davvero interessante e divertente. I provini risultarono di buona qualità, e per un paio di settimane mi vedevo già lanciato nel mondo della celluloide, visto che Tony aveva trovato anche degli agganci per presentare il suo film, una volta che lo avesse girato, al festival di Venezia.
Purtroppo (o per fortuna?) il “gioiello di Arturo” smise ben presto di funzionare. I produttori avevano avuto un flop col loro ultimo film, e per quanto innamorati del progetto alla fine non se la sentirono di rischiare una seconda volta affidandosi a un regista esordiente e ad attori non professionisti. Ovviamente non potevo dar loro torto. Per quanto il personaggio principale fosse tagliato su di me, e io avessi qualche esperienza e un certo talento, seppure acerbo, come attore teatrale, recitare in un film era tutta un’altra cosa e nelle riprese apparivo un po’ goffo e un po’ sopra le righe.
Il clima di magia svanì come neve al sole. Tra me e Tony ci fu qualche malumore (che per fortuna non ebbe ulteriori strascichi) ed io, un po’ deluso e con qualche ferita al mio orgoglio, mi dedicai alla cooperativa di bibliotecari che nel mentre avevo fondato con alcuni colleghi dopo un corso professionale regionale e che mi permise di lavorare per una quindicina d’anni. Il gioiello di Arturo non venne mai girato, ma in qualche modo nella mia memoria il Golgo si legò indissolubilmente a quel clima di magia e al contatto con gli extraterrestri, anche se in questi trent’anni non ebbi mai l’occasione di visitarlo.

Ad essere sincero da moltissimo tempo non mi era più capitato di pensare a quel breve ma elettrizzante periodo della mia vita, fino a poche settimane fa. Nei giorni immediatamente precedenti il seminario di fine maggio che proprio nell’altipiano del Golgo avrei dovuto tenere insieme ai miei amici Max e Corinna, tutta quella storia mi tornò in mente e mi colpì una volta di più come spesso esista una sottile relazione tra momenti ed eventi della nostra vita lontani nel tempo e apparentemente del tutto slegati tra loro.
Arturo, il protagonista del film, aveva sviluppato una sensitività che gli permetteva di comunicare con altre realtà e veniva attirato nel Golgo per concretizzare questi contatti. Io in questi ultimi anni ho sviluppato la capacità di comunicare con esseri di altre dimensioni e di altri pianeti, e ora stavo per andare al Golgo per mettere a disposizione di un piccolo gruppo di persone queste capacità.
Forse il film altro non era che una metafora del risveglio di coscienza che di lì a pochi anni avrebbe cominciato a diffondersi tra un numero crescente di esseri umani, e per questo inizialmente aveva incontrato tanti consensi. Ma il tempo non era ancora maturo, sicuramente non per me. Adesso però ero finalmente pronto per andare al Golgo e connettermi con la sua magia ed il suo potere.

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4 commenti su “La magia del Golgo: 1. Il gioiello di Arturo

  1. Piemme il said:

    Ciao Momi

    la domanda è scontata… Come hai fatto a sviluppare la capacità di comunicare con esseri di altre dimensioni e pianeti?

    • Bella domanda! Una risposta esauriente meriterebbe ben più che lo spazio di un commento. Se hai voglia puoi leggere il mio libro “L’unione dei mondi” dove racconto la prima fase della mia esperienza di “contatto” con le altre dimensioni (il libro è acquistabile a poco prezzo in formato ebook nelle principali librerie online). Qui mi limito a dire che la porta per le comunicazioni è lo stato di trance, comunque lo si raggiunga. E che nella Nuova energia il contatto con un po’ di impegno può essere sperimentato da chiunque.

  2. Massimo il said:

    Che forte Momi! Avvincente il racconto e incredibile la vicenda alla luce dei recenti sviluppi. Non finiremo mai di stupirci di queste cose… Grazie 🙂

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