Voci dal non tempo: 6. Il principio senza principio

Unity Consciousness

Quando ho iniziato ad avere i primi contatti consapevoli con esseri incorporei di altre dimensioni praticavo ancora regolarmente il buddismo di Nichiren. Rispetto alle altre guide l’arcangelo Michele (che emotivamente consideravo e considero una sorta di gemello spirituale) aveva il primo posto nell’aiutarmi a muovere i primi passi nella percezione della realtà multidimensionale: Mi consolava e mi rassicurava, e mi dava le istruzioni necessarie per aprirmi alla comprensione di una realtà che andava oltre le possibilità concettuali della mia mente.
Né lui né nessun altro degli esseri incorporei ha mai tentato in alcun modo di distogliermi o allontanarmi dalla pratica buddista. Al contrario, per molti mesi l’arcangelo Michele mi spronò a fare molto daimoku (la recitazione del mantra Nam-myoho-renge-kyo) perché a suo dire mi faceva bene e mi aiutava a disintossicare almeno in parte il corpo e la mente.
Ciononostante, la mia mente non poteva fare a meno in tanti momenti di trovare delle contraddizioni tra gli insegnamenti del buddismo (che ad esempio non contemplano l’esistenza degli arcangeli) e l’esperienza che stavo facendo. Per quanto già nel corso degli anni la mia visione del buddismo di Nichiren fosse diventata per così dire meno integralista ed esclusivista di un tempo, avevo difficoltà a conciliarla con le nuove consapevolezze che stavano emergendo grazie ai miei contatti multidimensionali. E in ogni caso non era certo facile rinunciare ad alcuni punti fermi che avevano costituito per più di vent’anni il fondamento della mia ricerca spirituale. Così una volta, durante una canalizzazione con la mia amica C., espressi i miei dubbi e le mie perplessità all’arcangelo Michele. La sua risposta, chiara e compassionevole, in sintesi mi invitò a spostare la mia attenzione dalla logica della mente all’esperienza emotiva, al mio sentire. Prima viene il sentire del cuore, poi la mente può allargare la sua prospettiva e creare nuovi concetti. Da allora, pur continuando ad analizzare criticamente la realtà e ad affinare le mie capacità mentali, ho imparato a dare sempre la priorità al mio sentire, senza volere a tutti i costi capire tutto subito e incasellare la mia esperienza in concetti precostituiti.
Di seguito potete leggere la risposta dell’arcangelo Michele nella sua interezza (tratta dal mio libro Voci dal non tempo).

Il principio senza principio

C’è un principio universale senza principio che permea tutte le cose e permea talmente il tutto da essere indistinguibile. Questo principio, che esiste sempre dappertutto, non può essere conosciuto se non circoscrivendolo, limitandolo, e questo rende perciò difficile comprenderlo o farne esperienza, perché farne esperienza significa esperire l’illimitato, e per comprenderlo ci deve essere una distanza che quindi è un limite. Perciò se ne può fare solo un’esperienza parziale, averne una comprensione parziale. E in questa parzialità sempre si perde qualcosa. Mano a mano che raffiniamo il nostro sentire interiore ci avviciniamo sempre più all’esperienza del tutto che permea tutto, che è questo principio universale senza principio. Ma per fare questa esperienza dobbiamo forgiarci, altrimenti questo tutto che è dappertutto poiché è indistinguibile non viene mai distinto. Perciò dobbiamo preparare noi stessi a sperimentarlo, in parte perdendo la coscienza e in parte mantenendola. Questa è la difficoltà. Quando ne facciamo l’esperienza, che è quello che anche tu hai fatto, capiamo che non c’è nessuna contraddizione ma che tutto è sempre molto armonico così. E tu questa esperienza l’hai già fatta. L’hai sentita come armonia dentro te stesso, e quello che non riesci a fare è di mettere ordine ai concetti. Ma non è questo il modo. Non mettere ordine nei concetti. Apriti a un nuovo concetto perché questo è quello che hai fatto davvero. Hai permesso che si creasse dentro di te lo spazio per un’esperienza che puoi tradurre in un nuovo concetto. Non puoi mettere ordine in concetti vecchi perché sono superati. Lascia andare il vecchio che non ti serve a niente, ti crea solo confusione. Se trovi parole nuove per l’esperienza che hai fatto, fai un grande dono a te stesso e aiuti anche tutti gli altri che come te si stanno avvicinando a questa esperienza, perché nel percorso spirituale che hanno fatto forgiano loro stessi così come hai fatto tu. Il cambiamento dimensionale di cui si parla presuppone un corpo adatto a fare l’esperienza di questo, che non ha corpo ma che si può conoscere stando comunque dentro un corpo dai confini fluidi. Sono concetti nuovi che hanno bisogno di parole nuove. Non puoi metterli dentro il vecchio, ed è per questo che hai questa difficoltà. Ma dentro di te sai anche che la difficoltà non c’è, perché nella tua esperienza lo hai già sperimentato.

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