Voci dal non tempo: 2. Il tutto e il dettaglio

WingMakers - I glifi della Camera 2 del sito Ancient Arrow su uno sfondo cosmico
WingMakers – I glifi della Camera 2 del sito Ancient Arrow su uno sfondo cosmico

Diverse volte in questi ultimi anni mi è capitato di venire risucchiato per periodi più o meno lunghi in uno stato di sofferenza simile alla depressione che ha dominato, con alterne vicende, buona parte della mia vita.
Le mie guide incorporee mi hanno costantemente aiutato a superare questi momenti cercando di spiegarmi dal loro punto di vista i motivi di queste ricadute. La chiave, mi hanno sempre detto, è la consapevolezza, l’allargamento della coscienza. Finché la nostra consapevolezza si restringe alla nostra “piccola” identità umana e alle sue limitate circostanze (che le mie guide chiamano “il dettaglio”) la conseguenza è il dolore e la perdita di senso. Quando invece riusciamo ad allargare la nostra consapevolezza e a riunirci col “tutto” la nostra esistenza è leggera e gioiosa, quali che siano le esperienze che stiamo facendo.
In questi ultimi mesi ho oscillato continuamente tra queste due consapevolezze, in una sorta di montagne russe talvolta davvero estenuanti. Nel corso di questa oscillazione è emerso un fenomeno a cui inizialmente non ho dato molto peso ma che col passare del tempo ha preso consistenza al punto da costringermi a considerarlo cruciale: hanno iniziato a riemergere spontaneamente − e non solo nel corso delle mie meditazioni − ricordi della mia vita a cui da tempo non pensavo più, e che in molti casi portavano con sé una carica emotiva ancora − dopo magari trenta o quarant’anni − estremamente significativa. Il lavoro, mi è diventato chiaro, è quello di riportare questi ricordi e le emozioni  ad essi connesse sul “display della mia anima” (come direbbero i WingMakers) così che l’anima possa assorbirle e integrarle.
In qualche modo un processo simile a quello che l’individuo affronta dopo la morte − la revisione della vita appena vissuta – ma in questo caso avviene senza l’abbandono del corpo fisico. È un po’ come se dovessi concludere e ricapitolare l’esperienza fatta fino ad oggi dall’identità che chiamo Momi e lasciare andare questa identità per permettere la nascita di una nuova identità. Un processo non sempre facile ma comunque liberatorio. Permettetemi di citare nuovamente i versi di una poesia dei WingMakers (Calda presenza) che in qualche modo allude a questo processo e che non a caso mi aveva molto colpito quando l’ho tradotta: «Quando tutti i miei dolori saranno riuniti attorno a me / in un cerchio ininterrotto, li fisserò con lo sguardo. / Dietro di loro attende un secondo cerchio, / ancora più ampio e molto più potente. / È il cerchio della calda presenza della vita / dopo che i dolori sono passati sotto la fonte delle ombre / e si sono trasformati, simili all’immobile crisalide / che partorisce angeli iridescenti.»
Per trovare ulteriore sostegno a questo lavoro sono andato a rileggermi nel mio libro Voci dal non tempo alcune canalizzazioni sul tema. Ne ho trovato una dell’arcangelo Michele molto interessante. Come sempre, la sostanza della canalizzazione sono le frequenze veicolate dalle sue parole, nonostante i concetti che esprimono siano di difficile comprensione e sfidino la mente e la razionalità proprio per permetterci di attivare nuove modalità di conoscenza e di comprensione.

Il tutto e il dettaglio

È in atto un superamento dei limiti che in passato hanno circoscritto la tua espressione, e questo permette una diversa modalità di azione per te negli eventi della tua vita. Cambiano le relazioni in conseguenza di questo processo che si autopotenzia. Il tuo sentire profondo trova espressione nelle comunicazioni con noi che hai spontaneamente. L’aspetto di te che chiami concreto si adegua nel tempo a questa altra espressione di te che sono queste relazioni, e trova una forma nuova negli eventi che ti succedono. Così in questo momento della tua esperienza di vita tutte le tue relazioni cambiano, e la consapevolezza di ciò che è meno concreto diventa più concreta. Questo è il passaggio che stai facendo adesso.
Tutto quello che stai facendo in questo momento come azioni, dà espressione a un movimento del sentire profondo che succede e che porta a compimento la concretizzazione di questi aspetti poco concreti in eventi concreti. Non c’è qualcosa che si fa, ma un’apertura che avviene e che ha una conseguente manifestazione. Questa apertura sta già avendo luogo dentro di te e ti porta nuove consapevolezze che poi si esprimono negli eventi. Questa conoscenza permette lo sviluppo del tuo campo e il succedere di ulteriori eventi. Non c’è altro che questo, e questo avviene già.
È in atto un cambiamento dentro la tua coscienza in espansione, per effetto del quale prendi confidenza con forme antiche della tua identità, quella che chiamate identità. Ma questa identità così circoscritta nel dettaglio, provoca un aspetto di grande dolore che è proprio legato all’impossibilità di espansione del sentire in un esistere più ampio dell’identità. Così stai allargando questi confini e nella tua percezione riappare quel sentire doloroso per essere armonizzato con questa nuova ampiezza. Non cucire la tua identità a quegli stati d’animo ma lascia che si allarghino, come fa l’inchiostro nell’acqua. Perché questo fa parte del processo di espansione della coscienza che stai vivendo, e fa nascere una nuova consapevolezza e una nuova identità. Lo stato d’animo di dolore è sempre la conseguenza di un’identità che circoscrive sé stessa in un dettaglio sempre più stretto. Quanto più stretto è il dettaglio, maggior dolore prova la coscienza. Ma quando la consapevolezza della coscienza si espande e riemerge un vissuto di dolore, lo fa perché trova una nuova identità appunto più espansa, e lo fa come l’inchiostro nell’acqua fino a sbiadire del tutto. Il colore impercettibile che prende è la nuova identità che non ha più quell’aspetto di dolore anche se sempre lo ha nella consapevolezza. Questo è il passaggio che stai facendo, e perciò cadi in quell’abisso nero della tua identità, e la maestria è nel non identificarti più ma nel mantenerne la consapevolezza dentro un’identificazione molteplice. Tutto quello che ti succede sempre è molteplice. Se mantieni questa consapevolezza nella coscienza, anche quell’abisso profondo trasfigura, e la morte finalmente prende il suo giusto significato di modificazione della dimensione, e quindi in ultima analisi della coscienza stessa. Non c’è mai nessuna rottura traumatica perché niente può mai rompere quello che già è tutto. La rottura avviene soltanto in un’identificazione arbitraria, più o meno larga. Questo lavoro sul molteplice ha una portata molto vasta che ancora non hai compreso con la logica ma che già hai ben percepito con il cuore. Così tutto quello che credi passato trova una nuova collocazione in questo che chiami presente. Ma il tempo è soltanto un’espressione della coscienza, ed è anche del tutto inesistente. Più di così è difficile dire. Quando pensi nel passato sei di nuovo in un’identità di dettaglio molto stretta. È un segnale di quell’adeguamento delle esperienze di cui ho appena detto.
Mano a mano che la molteplicità appartiene al tuo sentire abituale quotidiano, come effetto collaterale arriva anche la noncuranza. Perché la noncuranza viene dalla consapevolezza che nessun altro esiste tranne un unico campo di coscienza che si circoscrive arbitrariamente in forma di progetti. Perché lo fa? Solo per fare esperienza di sé stesso. E questa esperienza porta sempre un arricchimento. Ma in un dettaglio molto piccolo si perde questo punto di vista e così si entra nel giudizio, che è un effetto collaterale del dettaglio. E il corollario di dolore che si prova è proprio conseguente a questa stretta consapevolezza di sé. La noncuranza invece viene da una larga consapevolezza di sé che non contempla il dolore. Più è larga la consapevolezza che la coscienza ha di sé stessa e più l’esperienza è gioiosa, e meno si prova dolore. Così qualunque esperienza è sempre un momento di apprendimento gioioso che amplifica la noncuranza. La noncuranza è possibile perché si capisce che quello che avviene è comunque buono, ma buono è già una parola di giudizio. Ancora non avete termini senza giudizio, perché state appena allargando la vostra percezione del dettaglio. Così quando lavori sulla molteplicità aumenti la tua noncuranza. La tua maestria è nell’avere tante consapevolezze insieme. Questo hai costruito scendendo in un dettaglio tanto stretto che permette la consapevolezza del dettaglio e del tutto, insieme. Questo è quello che stai facendo adesso. Il dono di questo è la noncuranza. Se entri nel sentire profondo del tuo cuore, trovi sempre la noncuranza. Non c’è noncuranza nella logica, perché la logica presuppone sempre il dettaglio.
Quando hai questi incontri con noi permetti al tuo sentire di fare l’esperienza e lascia che questo sentire prenda forma nel tempo lentamente. Ciò che avviene fuori dal tempo non è mai lento. Nel tempo diventa lento. A questo ti devi abituare. Così si attua un passaggio dimensionale. Lascia che l’imprevedibile succeda nel tuo sentire senza volerlo subito mettere dentro una forma. Se lo fai entri in un’esperienza di dolore perché il dettaglio come abbiamo già detto provoca dolore. Se lasci che prenda la sua forma nella lentezza del tempo, poi trova un’espressione nuova che non è di dolore ma gioiosa. Non avete molte parole per spiegare il molteplice. Così è difficile trasmettere certe informazioni che riguardano soprattutto il sentire del cuore. Per dire più di questo non trovo parole.

 

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