Viaggio in Perù. 6: Dopo la Cerimonia

Il mio sonno non fu ininterrotto. Ogni tanto mi svegliavo con in testa ancora i pensieri relativi a quel che era successo durante la Cerimonia. Ma non c’era più alcuna  emozione disturbante di paura o malessere. Mi sentivo perfettamente in pace con me stesso, centrato e al sicuro. Si trattava solo di un residuo di eccitazione, probabilmente dovuto al forte impatto con l’Ayahuasca. Dopo pochi minuti riuscivo a riaddormentarmi e al mattino, verso le nove e mezzo, quando mi svegliai definitivamente, mi sentivo abbastanza riposato nonostante avessi dormito al massimo quattro ore in tutto. Un po’ più tardi una delle donne che mi avevano assistito durante il mio viaggio tormentato venne a vedere come stavo. Le dissi che stavo bene, ma non avevo una gran voglia di parlare, tantomeno in inglese. Né riuscivo a capire molto bene quello che lei diceva. Mi ripeté varie volte che ammirava il mio coraggio. Tra me e me pensai che non avevo avuto nessun coraggio, visto che non mi aspettavo minimamente quello che mi sarebbe successo, e se lo avessi saputo probabilmente avrei rinunciato a prendere la medicina. In ogni caso apprezzai il suo complimento.
La mia amica non stava ancora bene. Continuava ad avere un senso di nausea e preferì restare tutto il giorno a letto a riposarsi. Io invece uscii a fare un giretto per prendere un po’ d’aria e godermi il sole, e quando fu ora andai a pranzare insieme agli altri. Nel pomeriggio era prevista la riunione di condivisione in cui ognuno se voleva poteva raccontare l’esperienza vissuta con l’Ayahuasca. Per me era una riunione impegnativa perché dovevo restare concentrato al massimo per cercare di capire i racconti, spesso lunghi e complessi, di una ventina di persone. Ogni tanto mi perdevo e smettevo di ascoltare per un po’. Quando fu il mio turno, spiegai che il mio “Ayahuasca Horror Tour” era stata la peggiore esperienza che avevo mai fatto in tutta la mia vita e che non intendevo ripeterla. Evidentemente l’Ayahuasca non era una medicina adatta a me. Dissi che però avrei continuato assieme a loro l’esperienza partecipando col cuore alle Cerimonie dall’esterno e sostenendoli con la mia energia.
Durante la prima riunione che avevamo fatto il giorno del nostro arrivo, in cui ognuno si presentava e spiegava le motivazioni che lo avevano portato a quel seminario in Perù, io avevo raccontato alcune cose del mio percorso spirituale e avevo anche detto di essere in contatto con gli Arcangeli, con Kryon e diverse altre entità, Pleiadiani compresi. Perciò la mia decisione di partecipare alle Cerimonie solo, per così dire, spiritualmente, era ovviamente collegata a quel discorso e come tale fu recepita molto bene.

Il gruppo che si era formato era davvero uno splendido gruppo di persone luminose e positive, pur ovviamente con i propri problemi in alcuni casi abbastanza pesanti. Venivamo da diversi luoghi molto diversi tra loro (Canada, Stati Uniti, Australia, Inghilterra, Israele, Russia, Estonia, Lituania e ovviamente Italia), e le difficoltà con l’inglese, che io e la mia amica condividevamo con alcuni dei russi, rendevano difficoltoso dialogare con tutti. Ma al di là del dialogo si era facilmente creata una famigliarità e una risonanza affettiva che andava al di là delle parole. Ovviamente con alcuni l’intesa era più profonda che con altri, a seconda delle reciproche sensibilità, ma l’armonia del gruppo, organizzatori compresi, era palpabile e rendeva ogni cosa facile e piacevole.
Con alcune persone con cui mi sentivo più attratto e più a mio agio, riuscivo anche a parlare più a fondo per scambiare le nostre esperienze o i nostri punti di vista sulla ricerca spirituale. Quando una conversazione mi interessa molto il mio inglese tende a diventare più fluido e anche se mi possono sfuggire alcune parole riesco a capire il senso di quello che mi viene detto. Un ragazzo canadese in particolare era rimasto colpito dai miei contatti coi Pleiadiani. Aveva letto alcuni libri dei Pleiadiani canalizzati da Barbara Marciniak e a sua madre una medium aveva detto che era una Pleiadiana, perciò lui era molto interessato all’argomento e mi chiese ulteriori dettagli sulla mia esperienza.
Insomma, questo per dire che le mie “sparate” sui miei contatti con le altre dimensioni erano state prese molto sul serio, e perciò anche la mia decisione di sostenere il gruppo col cuore dall’esterno senza partecipare alle cerimonie fu accolta bene.
Un paio di giorni dopo ebbi occasione di scambiare due chiacchiere sulla mia disastrosa esperienza con l’organizzatore che aveva officiato la Cerimonia. Contro ogni mia aspettativa mi incoraggiò a partecipare alla cerimonia successiva, magari assumendo una dose minore di medicina. Io però ormai avevo preso la mia decisione. Cercai di spiegargli quello che avevo vissuto, pensavo che forse avrei potuto dargli anche qualche suggerimento su come comportarsi in casi simili (ero convinto che se non appena si erano resi conto che non ero più padrone di me stesso mi avessero portato in una stanza dove avessi potuto sdraiarmi comodamente e magari dimenarmi e urlare, con la consapevolezza di avere qualcuno vicino a me che mi assisteva per qualsiasi necessità, probabilmente il mio viaggio sarebbe andato molto meglio e mi sarei ripreso prima). Ma lui molto evidentemente non amava i discorsi troppo complessi, e per di più non mi sembrava particolarmente interessato a quello che avevo da dire. Perciò alla fine lasciai perdere, concludendo semplicemente col dire che in ogni caso preferivo non partecipare alle cerimonie successive, né con l’Ayahuasca né col San Pedro. Una delle cose che lui mi disse però mi colpì. Disse che durante la Cerimonia aveva ripensato a quello che avevo raccontato sui miei contatti con gli Arcangeli perché con suo stupore nonostante io fossi in quello stato di visibile malessere e di perdita del controllo, attorno a me per tutto il tempo aveva visto una grande energia. Questo mi confermò che le mie guide incorporee non avevano smesso di proteggermi per un solo istante.

Dopo la riunione era quasi ora di cena. La mia amica stava meglio ma preferì restare in camera e mi chiese solo di portargli dopo cena una fetta di torta e una tazza di tè. La cena fu come al solito vivace e animata. Dopo aver finito di mangiare restai ancora un poco a fumare e scambiare due parole con qualcuno e poco prima delle dieci decisi di ritirarmi nella mia stanza.
Era ancora presto e non avevo sonno, perciò era il momento adatto per fare una meditazione. Mi sdraiai sul letto, mi misi una mascherina per gli occhi, scelsi una musica adatta dal mio lettore MP3, rilassai tutti i muscoli, mi concentrai sul respiro e quando mi sentii connesso chiesi alle mie guide di aiutarmi a capire quello che era successo la notte prima. Fui subito abbracciato da un’energia molto potente e amorevole. Percepii la presenza dei quattro Arcangeli e anche di Kryon. C’era anche Gundrum, il mio maestro sciamano disincarnato, che tra le altre cose spesso funge da interprete nelle mie canalizzazioni. La prima cosa che la loro energia mi trasmise è che tutto andava bene. Non c’era nessun problema né c’era stato alcun errore da parte mia, le cose stavano andando esattamente come dovevano andare. Poi furono l’arcangelo Michele e Gundrum a parlare. Per prima cosa mi dissero che quell’esperienza mi serviva anche a liberarmi della mia attrazione per le piante psicotrope. «Sono degli ottimi strumenti per l’esplorazione della coscienza e i contatti con le altre dimensioni,» mi dissero, «ma tu non ne hai bisogno. La tua strada è un’altra. Così ora lo hai capito e smetterai di pensarci.»
Il mio timore di fondo era stato che l’Ayahuasca avesse fatto emergere delle parti molto oscure di me stesso di cui non ero consapevole e con le quali avrei dovuto perciò confrontarmi ripetendo l’esperienza per andare più in profondità e illuminare quegli aspetti. Dentro di me mi ribellavo a quell’idea. Avevo deciso da tempo di abbandonare la via evolutiva che passa attraverso il dolore e la sofferenza. L’avevo percorsa per quasi cinquant’anni (per non parlare delle vite precedenti), mi era servita egregiamente ad arrivare dov’ero ma ora non credevo più di dovermi “curare”, di dover “guarire”, e volevo proseguire il mio cammino spirituale con leggerezza senza più macerarmi coi traumi del passato.
L’arcangelo Michele dissipò velocemente i miei dubbi spiegandomi che quello che avevo vissuto non aveva a che fare con la mia oscurità nascosta. Le energie oscure che avevano disturbato il mio viaggio non erano dentro di me ma infestavano quel luogo.
In realtà l’arcangelo stava confermando la mia impressione — di cui ero gradualmente diventato consapevole nel corso della giornata — che dopo che avevo assunto l’Ayahuasca un essere oscuro molto potente si fosse impadronito della mia mente, facendomi credere di essere lo spirito dell’Ayahuasca. Come racconto nel mio libro L’unione dei mondi, ho già avuto a che fare con questo tipo di energie e di entità, quelle che tradizionalmente son definite demoniache, e perciò la cosa non mi avrebbe stupito più di tanto. Al ritorno dal mio viaggio, cercando in Internet, ho trovato diversi resoconti di possessioni demoniache durante esperienze con l’Ayahuasca. Uno dei compiti dell’Ayahuaschero (lo sciamano che guida la cerimonia) è proprio quello di neutralizzare o allontanare le varie entità maligne presenti nel luogo — spesso portate inconsapevolmente dagli stessi partecipanti alla cerimonia — che altrimenti approfitterebbero della condizione mentale creata dall’Ayahuasca per impossessarsi di alcune persone, con conseguenze talvolta molto gravi per la loro vita anche molto tempo dopo l’assunzione della pianta maestra.
L’impressione che avevo era proprio di essere stato catturato da una di queste entità, e che gli officianti della cerimonia, pur essendo tutte persone positive e con intenti di luce, e con una certa esperienza nella conduzione di quelle cerimonie, non fossero stati in grado di gestire la potente energia che io avevo messo in gioco cercando di sfuggire a quella possessione.
Per fortuna l’addestramento alla corretta relazione con quel tipo di energie fornitomi dagli Arcangeli negli ultimi cinque anni mi aveva permesso di uscire anche da quell’esperienza senza troppi danni e soprattutto senza portarmi dietro nel mio campo energetico i residui di quel contatto. Di questo ero sicuro. Mi sentivo perfettamente pulito e luminoso.
L’arcangelo Michele mi spiegò che quel luogo era da tempo infestato da entità oscure, una in particolare molto potente. Precisò anche che questo non c’entrava niente con gli organizzatori del seminario né coi proprietari del residence. Come avevo già chiaramente percepito mi confermò che erano persone degne e pulite che stavano facendo il loro percorso spirituale in uno spirito di servizio. Ma quel luogo era infestato e nessuno di loro al momento era in grado di percepirlo. Perciò tra i compiti del mio viaggio in Perù c’era anche quello di purificare quel luogo, e Madre Ayahuasca era d’accordo. Ovviamente non avevano potuto avvertirmi prima perché questo avrebbe spaventato la mia mente mettendola sulla difensiva, mentre il lavoro che dovevo fare — e che avevo fatto durante il mio terrificante viaggio — avveniva, come sapevo, su livelli di coscienza molto più elevati nei quali la mente non aveva strumenti per andare.
La purificazione, aggiunse l’arcangelo Michele, doveva essere completata nel corso del seminario. Tutto quello che dovevo fare era godermi il viaggio e stare in ascolto per avere da loro di tanto in tanto le istruzioni che sarebbero state necessarie.
Lo sciamano Gundrum mi disse anche che in un’altra identità (quella che con poca esattezza potrebbe essere chiamata una mia vita precedente) io ero una potente sciamana peruviana che aveva contribuito con la sua conoscenza delle energie alla costruzione di Machu Picchu, e anche per questo ero stato chiamato là.
Sul momento non diedi molto peso a questa affermazione. Temetti che fosse solo un mio pensiero egocentrico e un po’ megalomane, simile al credere di essere stato in un’altra vita Napoleone o Einstein. E sospettai anche che Gundrum me lo avesse detto per lenire un po’ il mio orgoglio ferito dalla apparentemente disastrosa esperienza con l’Ayahuasca. In ogni caso fino ad allora le mie guide non mi avevano mai mentito, perciò decisi semplicemente di mettere tra parentesi quell’informazione, con la certezza che se fosse stata importante ne sarei diventato naturalmente consapevole.

Insomma, davvero come mi aveva detto l’arcangelo Michele subito dopo la cerimonia, il quadro generale era al di là di quanto avrei potuto immaginare. Mi rendevo conto che ciò che riuscivo davvero a comprendere e a percepire era ancora solo la punta di un iceberg, ma ero anche decisissimo a non arrovellarmi troppo e a seguire il consiglio dell’arcangelo di godermi il viaggio. Io e la mia amica — che come me aveva intenzione di non partecipare più alle cerimonie con le piante maestre — avevamo deciso che dalla mattina dopo oltre che i ricercatori spirituali avremmo iniziato a fare i turisti. Un altro modo per entrare meglio in contatto col Perù.

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