Onorare la Pachamama

Il giorno dell’ultimo plenilunio, il 17 novembre, ho partecipato alla Meditazione sulla Luna Piena sul Colle di San Michele, uno dei colli di Cagliari, quello che a me sembra il più potente energeticamente, lo spirito protettore della città. Non a caso è dedicato all’Arcangelo Michele.
La Meditazione della Luna Piena è una pratica mondiale di Zhi Neng Qi Gong secondo gli insegnamenti del Maestro Pang Ming che viene tenuta mensilmente in tutto il mondo nel giorno di luna piena. Qui a Cagliari viene tenuta da Norma van Oosten con l’organizzazione della Ema-tec.
Ero molto indeciso se partecipare o no. La cosa mi attirava, anche perché il Colle di San Michele è uno dei miei luoghi di potere preferiti in città, dove varie volte ho fatto dei solitari e potenti rituali energetici. L’idea di compiere in quel luogo un “rituale” di gruppo, per di più condotto da una persona rinomata come Norma, era allettante. Ma in questo periodo sto seguendo un po’ l’umore della giornata e sono recalcitrante a prendere degli impegni con troppo anticipo, a meno che non si tratti di qualcosa che sono sicuro di voler fare. Perciò avevo deciso di non dare la mia adesione e domenica mattina ero propenso a non farne nulla fino a quando non mi ha chiamato una mia amica per invitarmi ad andare. A quel punto ho deciso, e devo dire che è stata un’esperienza molto gradevole, e anche un po’ faticosa. La pratica della meditazione dura quasi un’ora, e per quanto i movimenti del Qi Gong siano molto armoniosi e non richiedano chissà quale sforzo muscolare, dopo un po’ a furia di muovere le braccia verso l’alto o di tenerle aperte in perfetto (almeno nelle intenzioni!) allineamento con le spalle le mie giunture non allenate erano abbastanza indolenzite. Ma la ricarica di Chi (o prana, o energia cosmica o come vogliamo chiamarlo) che la Meditazione ha permesso valeva l’impegno.
La giornata non era certo bella. Il pomeriggio il cielo era completamente coperto da nubi scure, foriere di pioggia. Ciononostante una leggera schiarita ci ha consentito di svolgere la meditazione all’aperto, in un clima di pace e di maggiore contatto con la Terra e col Cielo. Per me si trattava di avere un piccolo assaggio di una nuova pratica energetica e di sfruttare l’occasione per sentirmi maggiormente connesso a Cagliari e alla mia terra. Insomma, una bella serata, premiata dal sorgere di una splendida luna piena.
Il giorno dopo, lunedì 18, è arrivato il ciclone Cleopatra (o per essere esatti il ciclone Ruven, dato che questo è il suo nome ufficiale).

Credo che nessuno qui in Sardegna si aspettasse una cosa del genere. Alluvioni — anche gravi e con perdite di vite umane — ne abbiamo già avute diverse dall’inizio del secondo millennio, ma mai di questa violenza e di questa gravità, non solo per l’elevato numero delle vittime ma anche per la vastità della distruzione che ha causato.
Io ci ho messo un po’ per realizzare la portata di quello che era successo. Il giorno dell’arrivo del ciclone non avevo appuntamenti di lavoro e visto che il weekend era stato impegnativo avevo deciso di rilassarmi standomene a casa tutto il giorno. La pioggia, pur forte e quasi incessante non mi fece minimamente pensare a un’imminente catastrofe. Mi preoccupai solo che potesse allagare la piazza principale di Pirri, il rione in cui vivo, come anche recentemente era successo. La mia casa per fortuna è nella parte alta, fuori dalla via dell’acqua, e perciò non ho mai avuto problemi.
Nel primo pomeriggio, mentre facevo una meditazione, il vento iniziò a fischiare con estrema furia. La cosa durò, credo, una mezz’ora abbondante, tanto da crearmi un senso di apprensione, come se temessi a quel punto che potesse succedere qualcosa di serio. Ma poi quel vento si quietò, e la mia apprensione pure.
Anche il mio gatto nero sembrava intimorito dalla pioggia e dal vento. Guardava fuori dalla finestra con uno sguardo di stupore, come se non capisse cosa stesse succedendo.
Il resto della giornata trascorse tranquillamente senza che mi resi conto di nulla. Non guardai i notiziari. Una mia amica di Olbia (la città più colpita dall’alluvione) mi chiamò verso le dieci di sera, ma in quel momento non potevo rispondere. Immaginai che volesse parlarmi del maltempo, ma quando mi liberai era tardi e decisi che l’avrei richiamata il giorno dopo. Così andai a dormire senza avere la minima idea di quello che era successo e stava succedendo.
Solo la mattina dopo, quando mi misi a leggere le notizie su Internet mi resi conto che la Sardegna era stata devastata.

Visto che il 2013 è un anno di risoluzione degli squilibri, il che implica l’emergere di vecchie radicate energie a bassa frequenza così che possano essere riassorbite e integrate, era inevitabile che anche in Sardegna qualcosa di forte si manifestasse. La Sardegna è un luogo spiritualmente molto antico è possiede una saggezza unica e preziosa che può servire il bene di tutta l’umanità. Ma la sua saggezza, il suo potere, la sua essenza sono ancora in buona parte ricoperti da strati di energia che la occultano o la deformano. Era inevitabile che quest’anno queste energie dovessero essere liberate. E a quanto pare purtroppo ci voleva un ciclone per farlo.
Per evitare che qualcuno equivochi ciò che sto cercando di dire, chiarisco il mio pensiero citando Kryon che a proposito dei disastri naturali dice: “Ora lo diciamo di nuovo. Questa non è una punizione per l’umanità. Le cose che stanno accadendo oggi sul pianeta, non sono la fase finale di Gaia che uccide la civiltà umana. Lo dico, perché proprio adesso questo messaggio è sulle labbra di coloro che vogliono preoccuparvi e farvi paura. Non è questo che sta accadendo. Ciò che avviene sul pianeta è un cambiamento, che creerà un pianeta che durerà molto tempo, concedendovi ciò di cui avete bisogno.
Inoltre un disastro di questa portata ha portato la Sardegna all’attenzione di tutto il mondo occidentale, suscitando un forte onda di compassione. Ed è proprio la compassione l’energia trasformativa che permette di creare una nuova terra. Grazie a quest’onda di compassione dall’interno e dall’esterno, il popolo sardo forse inizierà concretamente a fare quel cambiamento di mentalità e di atteggiamento nella vita che è indispensabile per creare una società e una cultura prospera e aperta, e in sintonia con le frequenze della Nuova Energia.

Ho accennato in un altro post di avere incontrato a fine ottobre due Maestri peruviani della Nazione Q’ero, una comunità che conta meno di 300 famiglie e prende il nome dalla regione in cui vive, chiamata appunto Q’ero, estesa per parecchi chilometri quadrati fra i 4500 ed i 5600 metri di altitudine sulle Ande a nord-est di Cuzco, l’antica capitale Inka. Durante un workshop il più giovane dei due ci ha raccontato, con la semplicità che lo contraddistingueva, le difficoltà della loro vita. Dove vivono loro crescono solo patate, e spesso neanche quelle. Hanno un po’ di terreno coltivato a mais a due giorni di cammino. Spesso nevica all’improvviso e gli animali che allevano muoiono, perché per due settimane restano confinati dalla neve e non possono andare in cerca di cibo. Ha però anche spiegato che negli appezzamenti in cui è stato fatto un despacho alla Pachamama (la cerimonia di offerta alla madre terra) le patate crescono bene. In quelli dove non è stato fatto il despacho non crescono. Se fanno un despacho alla Pachamama per gli animali, nevica più gradualmente e loro fanno in tempo a spostare gli animali in un luogo dove vi sia cibo.
A quell’altitudine, in condizioni di vita così estreme, è forse molto più immediato comprendere la relazione che ci lega alla madre terra, capire che la nostra stessa sopravvivenza dipende da lei, che siamo vivi grazie a lei, e rispettarla e onorarla di conseguenza.
Ed è proprio questa comprensione  — la comprensione, non solo intellettuale ma prima di tutto emotiva, della relazione che abbiamo con la terra — una delle grosse mancanze della nostra cultura. Una comprensione che ci porterebbe naturalmente ad amare la terra come una madre, e a curarcene come ci si cura di una madre. Ma questo in Sardegna non è stato fatto. Il suolo e l’acqua di questa terra hanno subito nel corso degli anni una fitta rete di violenze piccole e grandi. E questo ha reso più nefasto e drammatico un fenomeno climatico ed energetico che altrimenti sarebbe stato probabilmente meno devastante.
Pazienza, è andata così. Non lo dico con leggerezza. Posso solo immaginare il dolore e l’angoscia di chi in poche ore ha perso tutto quello che aveva o addirittura ha perso una persona amata. E se qualcuno si è reso in qualche modo responsabile di questo disastro dovrà pagare il suo debito con la giustizia umana. Ma ritengo che interiormente sia più utile guardare al futuro. E questo probabilmente è più facile farlo per chi non è stato toccato direttamente dalla devastazione, che può assumersi quindi il compito di emanare attorno a sé questo tipo di energia dinamica e potente. Se ci si riflette, qualunque cosa nella vita può essere vista da diverse angolazioni e, al di là del dramma, penso che questo ciclone possa essere un punto di svolta per la Sardegna e il popolo che la abita. E un passo indispensabile per il cambiamento è ritrovare l’amore e il rispetto per la Madre Terra, tornando in questo spiritualmente ai tempi della civiltà megalitica sarda, ai tempi della Nuraxia, quando ogni costruzione veniva progettata e edificata in comunicazione e in perfetta armonia con la Terra, con l’Acqua e con tutti gli altri esseri coinvolti.

Nei giorni successivi al ciclone ho iniziato a sentire un’emozione indefinibile, che non riuscirei a spiegare a parole. Come se qualcosa di molto profondo si stesse risvegliando dentro di me. C’era ovviamente un’attenzione e una preoccupazione per le persone rimaste coinvolte, ma non era quella l’emozione dominante, forse anche perché a Cagliari, tra l’altro, la devastazione del ciclone non si è quasi percepita, e da subito la vita ha ripreso a scorrere nel solito modo come se nulla fosse successo. Quello che sentivo interiormente invece è che era successo qualcosa di “epocale” per la Sardegna. Ho addirittura pensato che il ciclone abbia avuto la funzione di iniziare il processo di attivazione delle memorie dei sardi contenute nel loro DNA. E magari è proprio questo che è accaduto.
In ogni caso, non possiamo che tornare a onorare la Pachamama. A nostro modo, ovviamente; non è necessario fare un despacho andino né alcun tipo di cerimonia o rito particolare. Basta ascoltarla, ringraziarla, chiederle aiuto — magari abbracciando un albero per entrare meglio in contatto con lei — quando abbiamo bisogno di essere alleggeriti dall’energia pesante.
E possiamo mandare luce e compassione a chi è stato colpito dall’alluvione e a chi avrà il compito della ricostruzione. In particolare a questi ultimi, perché se la luce che gli viene inviata è molta, forse troveranno la chiarezza e l’integrità per spendere i soldi in maniera efficace e fare le cose che vanno fatte nel rispetto degli esseri umani e della terra. In fondo siamo già nella Nuova era, le cose possono andare molto diversamente da come sono andate fino a ieri e chissà che in futuro il ciclone Cleopatra non venga ricordato come il doloroso evento che ha dato inizio alla (vera) rinascita del popolo sardo.

Precedente La fatica del cambiamento Successivo Christmas Holidays

2 commenti su “Onorare la Pachamama

  1. michele il said:

    Ciao Momi
    ho letto attentamente il tuo post riguardo il ciclone “Cleopatra”, nel mio inconscio anche io ho sentito questa sensazione di rinnovamento. Mi ha profondamente colpito l’aspetto di solidarietà e della fratellanza dei sardi che si sono offerti a dare assistenza ai loro fratelli colpiti dalla forza del ciclone senza il minimo tentennamento e senza ricavarne profitti economici, anzi, spendendo tempo e denaro per aiutare persone che nemmeno conoscevano ne il nome, ne il loro viso. Ho provato commozione e gioia allo stesso tempo e mi sono sentito spiritualmente presente, solo in questo modo, perché fisicamente non ho potuto fare nulla.
    Ho sentito tutta la mia energia d’amore per le persone che hanno portato aiuto alle persone colpite, più che a queste ultime stesse.
    Amo questa terra e questo popolo come amo mie figlie e me stesso.
    Ti abbraccio
    Michele Gerra

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.