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Mitologia aliena della Sardegna Nuragica

 

Nei tempi antichi in Sardegna è fiorita un civiltà estremamente evoluta che come principale eredità ha lasciato un numero incredibilmente grande di strutture megalitiche estremamente raffinate dal punto di vista architettonico, e prima di tutto le torri di pietra, i nuraghi. I nuraghi scavati o individuati sono attualmente 8000, disseminati in una superficie di poco più di 24.000 kmq. Il che significa un nuraghe ogni 3 kmq. Ma si stima che il numero effettivo dei nuraghi possa arrivare fino a 30.000. E ad essi vanno aggiunte circa 400 tombe dei giganti, un numero imprecisato di pozzi sacri e altri monumenti megalitici come le domus de janas, scavate nella roccia, i dolmen e i menhir. Nonostante queste sorprendenti vestigia, uniche sul pianeta sia per caratteristiche che per densità, la civiltà megalitica sarda è stata ed è tuttora sottovalutata dalla storiografia ufficiale, e quasi misconosciuta.
Le interpretazioni e le ricostruzioni “storiche” dell’archeologia accademica sarda sono, nella maggior parte dei casi, risibili e infantili, chiuse in un dogmatismo irragionevole ormai per fortuna sempre più sbugiardato dalle scoperte più recenti e dagli studi di ricercatori che al di fuori dei ristretti circoli accademici isolani iniziano a restituire agli antichi sardi il ruolo che gli spetta nella storia della civiltà, conquistando l’interesse e il sostegno di accademici e archeologi di tutto il mondo (come nel caso del giornalista Sergio Frau, di cui consiglio la lettura, per quanto impegnativa, del suo libro più recente, Omphalos. Il primo centro del mondo).
In questo campo personalmente non ho la minima competenza e le mie opinioni sono quelle di una persona comune mediamente informata e dotata di intelligenza e senso critico.
Il campo in cui mi muovo con una certa esperienza è invece l’esplorazione della realtà quantica attraverso gli stati alternativi di coscienza. Superando i limiti della mente logica che ipotizza un tempo lineare che si muove irreversibilmente dal passato al futuro e una realtà materiale ed oggettiva, governata da leggi immutabili sempre eguali a sé stesse, è possibile accedere a un campo unificato di energia e di coscienza che collega i tempi e le dimensioni e conserva perciò in un eterno presente le informazioni e le memorie di tutti gli esseri che esistono nel passato, nel presente e nel futuro.
In questo modo, attraverso uno stato di supercoscienza che io chiamo trance multidimensionale, sono entrato in contatto con la coscienza collettiva degli antichi sardi e in particolare con Nur, un potente sciamano che ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di quella civiltà spiritualmente evoluta che ha concepito e costruito i santuari megalitici della Sardegna.
E mi è stata raccontata, in maniera frammentaria e non lineare, una storia affascinante, ma anche drammatica. La storia di una civiltà basata sul rispetto per ogni essere vivente, umano e non umano, in contatto con numerose civiltà di altri sistemi stellari con le quali ha creato una fratellanza di luce che ha permesso di realizzare nell’isola dei sardi una società armoniosa e felice. Fino a quando esseri provenienti da una dimensione contigua, interessati principalmente al dominio e allo sfruttamento degli altri esseri viventi per nutrire il proprio potere, hanno sedotto e corrotto la maggior parte dei sardi provocando il degrado della loro civiltà che conseguentemente nel corso dei secoli ha perciò abbandonato il rispetto e la fratellanza per privilegiare invece la violenza e il dominio dei forti sui deboli, degli umani sul resto dei viventi, degli uomini sulle donne. Che ha emarginato e cacciato dalla comunità e dai luoghi sacri i gruppi di stellari presenti nell’isola. Che ha introdotto nelle proprie cerimonie gli stupri rituali, le uccisioni di animali e i sacrifici umani, in particolare di bambini.
Quando il degrado della civiltà sarda divenne chiaramente irreversibile gli sciamani e le sciamane che avevano cercato con grande difficoltà di custodire e mantenere l’antica armonia non hanno avuto altra scelta che abbandonare l’isola per trasferirsi, con l’aiuto delle popolazioni stellari, su un pianeta del sistema di Alpha Centauri. In questo modo le conoscenze e la memoria della civiltà sarda sono state conservate, e i sardi “in esilio” hanno potuto continuare la loro evoluzione, senza mai dimenticare però la loro terra d’origine e i fratelli e le sorelle rimasti intrappolati nel degrado.
Questa storia è incisa profondamente nel DNA dei sardi, e ora che il pianeta Terra con l’umanità che lo abita ha il potenziale per compiere un radicale salto evolutivo queste memorie possono risvegliarsi per essere riconosciute e innescare un processo di superamento della colpa e di trasformazione del dolore, al fine di ritrovare la perduta fratellanza che non è stata mai completamente dimenticata dagli abitanti dell’isola, e di recuperare la leggerezza e la luminosità degli antichi.

Come accennavo prima, l’accesso alla storia e alle conoscenze degli antichi sardi non è possibile attraverso un approccio lineare com’è quello ad esempio dell’archeologia con tutte le altre scienze ad essa collegate (della quale però non sottovaluto certo l’importanza). Questo perché le coordinate spaziotemporali e le stesse caratteristiche della fisicità delle civiltà spiritualmente evolute sono estremamente diverse da quelle della nostra attuale umanità, che ancora si muove in uno spaziotempo chiuso, gravato da una densità energetica che ottunde le consapevolezze spirituali.
Le civiltà spiritualmente evolute si muovono in più tempi che si intersecano e nei quali il passato e il futuro possono interagire e modificarsi a vicenda. E la loro fisicità può rarefarsi e densificarsi in base a obiettivi di relazione e di conoscenza con realtà ed esseri di altre dimensioni. Solo dopo il degrado il “tempo dei sardi” si è irrigidito in una linearità unidirezionale e poco permeabile. Perciò per noi che viviamo in questa linearità e in questo ottundimento è estremamente difficile comprendere la storia della Sardegna antica, che è però racchiusa come informazione quantica in particolare nella memoria delle pietre. Per risvegliare le antiche memorie e ritrovare le peculiarità e la maestria della nostra civiltà tentare una ricostruzione storica lineare, ammesso che sia possibile, non è dunque la via maestra. Ciò che invece aiuta è una mitologia. Come disse il Buddha: «Tutta la realtà è un mito. Il mito si avvicina sempre alla realtà.» La mitologia non è “vera” nel senso fattuale del termine, ma è “vera” perché veicola delle profonde verità che fanno risuonare la nostra anima e la riconnettono alla sua essenza e alla sua origine.
In questo senso, considero le storie che in questi ultimi dieci anni mi sono state raccontate dai santuari di pietra, dallo sciamano Nur e da altri sciamani e sciamane della civiltà megalitica, e dagli esseri stellari che con i sardi hanno interagito in quei tempi apparentemente lontani dal nostro, come una “mitologia aliena della Sardegna nuragica”, che pur non pretendendo di costituire una ricostruzione storica necessariamente esatta ci racconta molto di quello che è successo nella nostra terra e ci riconnette a un lignaggio di luce che ancora oggi ci appartiene di diritto.
In questi ultimi due anni questa mitologia si è sviluppata e approfondita anche grazie all’intenso lavoro svolto in collaborazione con Francesca Erriu e Roberto Sanna all’interno di quello che abbiamo chiamato “Progetto Interstellar”.
Il Progetto Interstellar è finalizzato al recupero della maestria spirituale degli antichi sardi e alla riconnessione con le tante civiltà stellari con le quali essi erano in contatto. In un percorso non lineare che si svela ai nostri occhi passo dopo passo siamo stati guidati nei luoghi in cui le identità nuragiche collegate alla nostra attuale identità hanno vissuto e operato. Abbiamo svolto dei rituali e abbiamo recuperato parte delle nostre memorie.
Uno degli strumenti che ci è stato indicato per il recupero delle memorie è la scrittura, e certo non è un caso che tutti e tre siamo degli scrittori da molto prima di iniziare questa avventura. Ognuno di noi ha un proprio peculiare modo di usare questo strumento. Io inizio a scrivere partendo dai frammenti, appunto, che ho ricordato nel corso dei nostri lavori nei santuari megalitici o durante una meditazione, e poi la storia praticamente si scrive da sé, e affiorano particolari ed episodi che io stesso non so da dove siano venuti, anche se ovviamente la mia mente logica mentre scrivo cerca di dare al racconto una struttura che sia leggibile e fruibile prima di tutto da me stesso.
Nello scorso autunno ho iniziato così a scrivere la “biografia” dello sciamano Nur a partire dalla sua prima nascita sulla nostra isola (gli sciamani nuragici rinascevano più volte in Sardegna nel corso del tempo mantenendo la consapevolezza della propria identità). Ho scritto di getto nel giro di pochi giorni la storia di Nur fino all’inizio della sua giovinezza, poi all’improvviso mi sono bloccato. Come ho detto il percorso del Progetto Interstellar è un percorso non lineare, e a quel punto stava iniziando per noi il recupero e la purificazione del degrado, cioè come ho già detto della decadenza e dell’imbarbarimento della civiltà sarda causati da esseri a bassa frequenza provenienti da un’altra dimensione. Perciò non ho potuto far altro che interrompere la scrittura della prima vita di Nur e iniziare a scrivere, con le stesse modalità, la storia del degrado dei sardi, raccontata ovviamente dal punto di vista dello sciamano Nur. I miei scritti attualmente sono disponibili sul mio blog Il Maestro dei Pianeti. Anche Roberto e Francesca hanno iniziato a scrivere i propri ricordi, e i loro scritti attualmente sono in parte pubblicati nei loro blog Il libro dei Saar e Dalla stella alla terra. Insieme ai miei, questi scritti hanno lo scopo di suscitare risonanze e memorie in chi li legge.
Raccontiamo storie, quindi, per far emergere una verità spirituale, per ritrovare le conoscenze e la maestria che anticamente, in altri tempi e fuori dai tempi, hanno fatto di quest’isola un centro di luce conosciuto e rispettato in tutta la galassia.
Inizialmente il mio desiderio era di poter ricostruire la nascita e lo sviluppo della civiltà megalitica sarda fino al suo degrado, così da poter scrivere una mitologia coerente e completa, ma mi sono poi reso conto che per far questo, ammesso che sia possibile, non basterebbe probabilmente il resto della mia vita. Perciò ho deciso di iniziare a pubblicare le parti, pur frammentarie, che finora sono riuscito a scrivere e che ho citato sopra, il racconto dei primi vent’anni della prima vita dello sciamano Nur, e la storia del degrado della civiltà sarda narrata dal suo punto di vista. Saranno poi le risonanze interiori di chi legge a far emergere altre informazioni, ad aprire nuove memorie e, spero, a rinnovare il desiderio e l’impegno a ristabilire una civiltà e una comunità basata sulla fratellanza, sull’accoglienza e sul rispetto di ogni essere vivente che possa restituire alla Sardegna il suo status di “paradiso in terra” che è destinata ad essere, che in altri tempi è stata e che anche oggi, nonostante tutte le sue problematiche, in parte ancora è, per chi lo sa vedere.

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