Lasciar andare

My beloved melancholy di Jacek  Yerka
My Beloved Melancholy di Jacek Yerka

Oggi sono andato a dare un ultimo saluto alla casa di famiglia. È un grande appartamento di fine Ottocento, con vista sul porto e sugli splendidi tramonti cagliaritani, in un palazzo fatto costruire da mio bisnonno materno, che aveva fatto fortuna col commercio dei vini da dessert, realizzando il suo sogno di diventare un fornitore ufficiale di una casa reale (quella d’Inghilterra). In quell’appartamento aveva vissuto prima lui con la sua famiglia, poi la famiglia di mia nonna e alla sua morte ci siamo trasferiti noi. A quell’epoca avevo più o meno sette anni, e ci ho vissuto, con il breve intervallo dei miei tre anni di università a Bologna, fino a quasi quarant’anni.
Ora, dopo la morte dei miei genitori non avevamo alternative alla vendita. Il processo di separazione è durato più di tre anni ed è stato travagliato e complesso, non tanto e non soltanto dal punto di vista pratico, ma soprattutto dal punto di vista psicologico e ancor più energetico. Quella casa ha ospitato le vicende di tre generazioni, ovviamente con le loro gioie ma anche con dei profondi dolori, in particolare la perdita prematura di uno o più figli in ciascuna delle generazioni.
Per mia fortuna sono stato assistito dalle mie guide incorporee, e in particolare dallo sciamano Gundrum, che mi hanno consigliato di volta in volta come risolvere i blocchi e i ristagni energetici che emergevano nella casa, e questo mi è stato di grande aiuto anche nella risoluzione dei numerosi problemi che inevitabilmente la vendita della casa ha comportato e di cui in buona parte mi sono occupato io in prima persona, come fiduciario della famiglia. Lo sciamanesimo se ben praticato con intenzioni “pure” sortisce notevoli risultati anche sul piano pratico e materiale.
In ogni caso, questa vendita rappresenta per me e la mia famiglia la fine di un’epoca, e secondo la mia percezione anche la liberazione da una pesante zavorra del passato. Lo scopo delle mie azioni sciamaniche è stato infatti lo scioglimento dei nodi e dei blocchi energetici della casa, e la pacificazione dei dolori del passato e delle identità che li hanno sofferti, alleggerendo così il mio retaggio famigliare e aiutando la casa a ritrovare la sua vitalità, a rigenerarsi e prepararsi a rinascere.
Vedere la grande casa dove ho vissuto buona parte della mia vita completamente vuota, al contrario di quello che mi sarei potuto aspettare non mi ha dato un senso di tristezza o peggio di squallore. La casa era contenta, pronta ad affrontare il periodo, probabilmente non facile per lei, della ristrutturazione, per poter poi ospitare una nuova famiglia con dei bambini.
Per salutarla, ho girato stanza per stanza recitando alcuni mantra. L’effetto sonoro era molto bello. I mantra risuonavano nelle stanze vuote, coi soffitti alti più di cinque metri. Le pareti della casa sembravano rispondere con gratitudine a quei suoni che le inviavo con amore, augurando a lei e ai suoi nuovi ospiti tutto il bene possibile.

Quest’ultimo saluto alla casa di famiglia mi ha fatto riflettere ulteriormente su quello che mi sembra il tema principale di quest’anno, o almeno dei suoi primi mesi: lasciar andare il vecchio.
Ovviamente, chi sta percorrendo magari da tempo un percorso di risveglio, in questi ultimi anni si è sicuramente dovuto confrontare più volte con questo tema, e ogni volta probabilmente con una crescente difficoltà. Certo, chi già nel passato è riuscito a liberarsi almeno di una parte della sua vecchia pelle, è avvantaggiato in questo processo perché ha già maturato una serie di abilità e consapevolezze attraverso la sua propria esperienza. Ma ogni volta che il processo si ripropone, ciò che è necessario abbandonare è sempre più intrecciato con quella che crediamo essere la nostra identità, e doverlo abbandonare somiglia sempre più a una vera e propria morte. Dobbiamo rinunciare alla vecchia identità che fino ad oggi abbiamo confuso col nucleo del nostro vero essere, e aprirci a una nuova identità in divenire, o meglio a tante identità in cui possiamo identificarci a nostro piacimento, a seconda delle situazioni che stiamo vivendo o delle esperienze che desideriamo fare. Per questo la difficoltà è crescente e, almeno per quanto mi riguarda, sono molti i momenti in cui inevitabilmente ci sentiamo scoraggiati e dubitiamo di potercela fare.
Il professor Adamus nell’ultima lezione del 2014 tenuta l’ultima sera dell’anno, parla della necessità di dare l’«addio al passato», spiegando che fondamentalmente quello che dobbiamo lasciar andare è il conflitto. Il conflitto con noi stessi, con chi crediamo di essere, con le circostanze della nostra vita, con i nostri presunti vizi e difetti. Esorta a smettere di combattere e a lasciar andare tutte le problematiche che ci hanno assillato fino ad oggi da anni, da decenni o forse addirittura da altre vite. È il momento di lasciar andare e secondo Adamus la cosa è molto semplice. Non c’è da argomentare, analizzare, elaborare o sforzarsi. Basta volerlo e tutto poi avviene naturalmente.
Anche Kryon ha rispolverato il concetto di «rilascio del karma», una delle prime cose che aveva insegnato all’inizio delle sue canalizzazioni alla fine degli anni ottanta. In questi ultimi mesi ha ribadito che è importante rilasciare il karma e che il rilascio del karma non è una cosa che avviene in automatico ma dobbiamo, e possiamo, deciderla noi. E ancora una volta spiega che ciò che serve per farlo non è difficile o complicato: è l’intenzione.

Ovviamente per noi umani la difficoltà è avere la semplicità e la fiducia di cui, sebbene in modi diversi, parlano sia Adamus che Kryon.
Personalmente fin dall’inizio della scorsa estate sto affrontando l’una dopo l’altra tutte le zavorre che ancora devo lasciar andare (e son parecchie!). Nel 2013 Kryon ha anche spiegato che nel processo di ricalibrazione, che per la maggior parte di noi non si è ancora completato, tutti gli squilibri interni ed esterni si sarebbero amplificati. È un po’ quello che è successo a me, anche nell’ambito del corpo fisico.
Quando uno squilibrio si amplifica le sue manifestazioni diventano più chiare e più tangibili, e questo ci spinge ad affrontare lo squilibrio e risolverlo. Inoltre, vedere le nostre vecchie modalità e i nostri squilibri per così dire “oggettivati” ci permette di approfondirne la comprensione e spesso ci porta a scoprire delle sofferenze, dei limiti o delle paure che non credevamo di avere o che pensavamo di avere già risolto. Questo sulle prime può essere molto scoraggiante e destabilizzante, ma se riusciamo a ritrovare la nostra centratura e ad attingere al nostro enorme potere interiore ci rendiamo conto che si tratta semplicemente di una preziosa occasione per alleggerire il nostro carico e poter continuare il cammino più leggeri e vitali.
In questo delicato processo è importante ricordarci che non siamo soli. E con questo non mi riferisco tanto alla rete di amici e compagni di strada che vibrano alla nostra stessa frequenza, che pure possono spesso fornire un prezioso sostegno, quanto alla moltitudine di esseri di altre dimensioni, o di altri pianeti attualmente più evoluti del nostro, che se interpellati in un modo o nell’altro rispondono sempre, senza eccezione, alle nostre richieste di aiuto e di sostegno. Ognuno di noi può essere aiutato nel suo percorso dai migliori “specialisti” che “abitano” nelle molteplici dimensioni della luce. L’ascensione della Terra e dell’umanità infatti non è un “affare di famiglia” che riguarda solo noi terrestri. È una svolta importante per tutta la galassia e per l’intero universo, che viene osservata con ammirazione e amore incondizionato ed è ovviamente sostenuta e aiutata costantemente nel migliore dei modi. Anche se i veri protagonisti, gli attori principali del processo, siamo comunque noi.

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2 commenti su “Lasciar andare

  1. Gaetano il said:

    -Musica d’Estate- Sarò essenziale e userò dei simboli per visualizzare un pensiero/realtà. Simbolo di W. Reich , sovrapponi il simbolo dell’antico Egitto senza quell’inutile orpello del dio Ptah.. Cosa vedi ? Questa è la reale Unità finalmente libera da ogni idealità/mistificazione/distorsione della Realtà/Mondo. Solo qui puoi tradurre in realtà le vibrazioni/densità o se preferisci le intelligenze più sottili dell’universo a cui apparteniamo e con le quali siamo in armoniosa/coerente/bellezza. Il sotto come il sopra e viceversa. Questo era/è il modo di vedere/sentire di Akhenato (il Dio Aton) il faraone scienziato tacciato di eresia , del Budda e del Cristo e di tutti i Cristi morti per questo. Tutti i grandi scienziati e tutti i veri grandi artisti…. Insomma tutti gli uomini/donne che si sentono/vivono come/quale Uno nel tutto Uno. Solo così ci possiamo avvicinare per conoscere e divenire consapevoli delle reali Leggi Naturali/Cosmiche che governano noi e l’universo e poterle tradurre in realtà/mondo. Gaetano

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