La magia del Golgo: 3. Il ritorno degli sciamani

Max, Corinna e Momi alla grotta Is Janas (Baunei)
Max, Corinna e Momi alla grotta Is Janas (Baunei)

È passato ormai più di un mese dal seminario al Golgo. Speravo nel mentre di digerire e comprendere meglio quello che lì è successo, ma mi rendo conto invece che dentro di me regna la confusione più totale. Come sempre in questi ultimi anni tutto cambia velocemente e repentinamente. Gli stati d’animo si alternano senza sosta, il benessere e la fiducia cedono il posto all’improvviso al malessere e allo scoraggiamento, in una continua corsa sulle montagne russe che francamente in alcuni momenti diventa nauseante e poco sopportabile.
Ma questo è il prezzo da pagare per poter vivere in questo passaggio epocale verso una nuova coscienza e una nuova umanità. L’abbiamo scelto noi (anche se non ce lo ricordiamo) ed è inutile lamentarsi.
Al di là di questo, raccontare un seminario non è per nulla facile. Un resoconto puntuale di ciò che abbiamo fatto, un elenco e una descrizione delle varie meditazioni non avrebbe alcun senso e non restituirebbe le emozioni e le illuminazioni che ognuno a suo modo ha vissuto. Così, rimandando al futuro ulteriori riflessioni su ciò che il seminario mi ha fatto intravedere per il mio percorso, mi limiterò a chiudere questi post sui 4 giorni al Golgo con qualche breve considerazione.

Dal mio punto di vista il seminario è stato un potente raduno di un gruppo di sciamani, venuti da luoghi diversi della Sardegna e dell’Italia, ognuno con la sua storia e i suoi talenti che ha messo a disposizione del gruppo. Eravamo tredici, numero importante anche per la Nuraxia. Nei Tarocchi il 13 è il numero della morte e della trasformazione. Il potere del gruppo è stato rafforzato e addolcito dalla presenza di uno sciamano in erba, un ragazzino di dieci anni che a me ha trasmesso una grande vitalità e mi ha aiutato a non prendermi troppo sul serio, cosa fondamentale per uno sciamano. Come una volta mi hanno detto le mie guide incorporee, infatti, «niente è veramente serio di ciò che esiste. Tutta la totalità è poco seria. E così quando te lo ricordi rimani agganciato a questa mancanza di serietà che è la giocosità necessaria alla maestria.»
Le foche hanno aiutato molto a mantenere questa giocosità, ed era da tempo che non ridevo così tanto come in quei giorni.
«Lo sciamano», mi ha spiegato una volta Gundrum, uno dei miei maestri disincarnati, «in origine era colui che sapeva mischiare il sapere di più dimensioni in maniera disinvolta e non soltanto agiva su dimensioni differenti ma anche permetteva un fluire delle dimensioni che fosse armonico.»
In quei quattro giorni siamo andati a spasso tra varie dimensioni della coscienza, abbiamo contattato gli antichi sciamani sardi e i maestri nuragici di Alpha Centauri. Siamo entrati in comunicazione col regno delle foche, attingendo alla loro leggerezza, alla loro saggezza e alla loro maestria.
Inizialmente avevamo pensato di attivare il contatto con le foche a Cala Goloritzé. Il luogo era bellissimo, la giornata splendida, il mare un balsamo rigeneratore. Ma era la prima domenica di giugno e la spiaggia era piena di gente, almeno un centinaio di persone. Non tante da impedirci di godere di quel luogo e di comunicare con lui, ma troppe per permettere di trovare un punto adatto per fare una meditazione in tranquillità. Così, dopo essermi rilassato e dopo un paio di bagni, ho deciso di chiedere istruzioni alle foche. Perciò ho cercato un punto tranquillo per potermi connettere. Sul limite destro della spiaggia, nascosta da una grande piattaforma di roccia, c’era una piccolissima spiaggetta davanti a una sorta di grotta triangolare. Sono andato là e ho sentito subito il contatto con le foche, che mi hanno tranquillizzato e mi hanno informato che in quella piccola grotta erano nati molti cuccioli perché era un posto dove le foche andavano a partorire. Questo mi ha dato una grande gioia. Poi mi hanno detto che la meditazione di contatto si poteva fare di notte alla voragine del Golgo, che essendo un luogo di profondità era molto adatto pur essendo distante dal mare.
Dopo aver avuto quelle istruzioni mi sono seduto sulla riva, con le gambe nell’acqua, e lì ho avuto una bellissima esperienza di parziale “trasformazione”. Le onde incanalate in quella piccola insenatura erano abbastanza forti da trascinare il mio corpo sulla sabbia, verso l’interno, e poi mi riportavano dentro l’acqua. Sono rimasto una decina di minuti o più a giocare in quel modo, e sono riuscito almeno in parte ad attivare quel “sentire epidermico” di cui le foche avevano parlato nell’ultima canalizzazione fatta con la mia amica C., e ho iniziato a sentirmi in parte una foca e a divertirmi molto. E’ stata una sensazione magnifica.
La sera la meditazione di contatto è andata bene. Come le foche mi avevano annunciato il luogo era particolarmente adatto, e sarebbe stato un peccato se non avessimo fatto un qualche lavorò lì, alla voragine di Su Sterru, nel cuore profondo del Golgo. Alla fine le foche mi sembrarono molto contente, e io, pur senza sapere bene cosa fosse successo, mi sentivo pienamente soddisfatto. Tra la sera e la mattina dopo poi, quando siamo andati alla Grotta del fico, diverse persone hanno avuto dei contatti e dei messaggi dalle foche.

Al ritorno dalla Grotta del fico una serie di eventi, sul momento piuttosto sgradevoli ma che hanno avuto una funzione fondamentale sulla riuscita del seminario, hanno poi portato a un ulteriore cambio di programma e a concludere il seminario l’ultima mattina, martedì, con un potente rituale di guarigione, guidato da Corinna con l’aiuto mio e di Max, che ha dato un tono particolare alla cerimonia suonando il suo tamburo. Il luogo prescelto era la Tomba dei giganti di Osono, una macchina megalitica davvero eccezionale, con una coscienza pura e amorevole.
Per me gli effetti e gli scombussolamenti di quel rituale di guarigione hanno iniziato puntualmente a manifestarsi al ritorno dal seminario, com’era prevedibile.
Un rituale di guarigione, di trasformazione e di rinascita implica sempre una purificazione, il lasciar andare qualcosa che non serve più e che ancora ci intossica. Nel rituale, tutto avviene in un tempo molto breve, perché il rituale in realtà si compie in una dimensione non fisica, dove non esiste il tempo. Poi, la maestria dello sciamano è portare nella nostra dimensione fisica ciò che è avvenuto nella dimensione delle energie fuori del tempo. E per farlo armoniosamente deve riuscire a rarefare la dimensione fisica, come se dovesse avvicinarla maggiormente al regno delle energie così da permettere che la trasformazione che è già avvenuta nelle dimensioni immateriali possa manifestarsi anche in quella per noi più concreta in cui la nostra coscienza vive abitualmente nel corso della incarnazione umana. Questa, almeno per me, è la parte più difficile. Così ancora troppo spesso le purificazioni sono per me dolorose. Resto troppo attaccato ad alcuni aspetti delle mie vecchie identità, sia delle mie vite precedenti che di questa. Perciò ancora mi complico inutilmente la vita, dimenticando che tutto è molto più semplice di quanto talvolta me la racconti e che la soluzione al disagio e al malessere è lasciar fluire, lasciarsi andare al flusso, riducendo il più possibile le resistenze e risvegliandosi alla consapevolezza che siamo noi che creiamo la nostra vita e siamo sempre liberi di scegliere.

Al Golgo ho sicuramente imparato moltissime lezioni di cui solo poche ho già elaborato a livello cosciente. Credo che per me questo seminario sia una miniera di tesori che emergeranno alla luce nei tempi e nei modi più appropriati, e per questo ringrazio di cuore tutte le persone che hanno partecipato, e in particolare il piccolo sciamano, al quale gli sciamani nuragici durante il rituale conclusivo alla tomba dei giganti hanno deciso di donare il mio cappello.

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Un commento su “La magia del Golgo: 3. Il ritorno degli sciamani

  1. M.Paola il said:

    Caro Momi ,
    qualcuno che ho incontrato in questo mese mi ha parlato del Golgo come di un luogo fuori dal mondo . Gli ho risposto ” Semmai è il contrario Il Golgo è dentro il mondo, è un luogo profondamente connesso ….. Condivido le tue sensazioni altalenanti proprio nell’attraversare luoghi connessi o luoghi disconnessi .
    Ma so che il Golgo è li e sarà per sempre dentro di me …. grazie Paola

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