Interstellar: 1. Il risveglio della memoria

Non si può comprendere il fenomeno extraterrestre se non ci si apre alla multidimensionalità.
L’umanità attuale è paragonabile ai pesci in un acquario, le cui pareti sono create dai condizionamenti percettivi, cognitivi ed energetici di cui siamo prigionieri. L’approccio ufficiale della scienza e delle istituzioni all’esistenza e al contatto con esseri extraterrestri proietta all’esterno i limiti dell’acquario in cui siamo rinchiusi, e si chiede come poter entrare in contatto con i pesci di altri acquari (ammesso che ne esistano) con gli strumenti disponibili nell’acquario stesso.
Ovviamente la questione così posta è completamente fuori bersaglio. I pesci nell’acquario credono che l’acquario sia la forma universale della realtà e non sospettano neanche lontanamente l’esistenza dell’oceano.
I delfini e le balene comunicano attraverso frequenze sonore che in alcuni casi possono essere percepite a distanze anche superiori ai 100 km, ma ovviamente le frequenze emesse da un delfino in un acquario non possono essere in nessun modo percepite da un delfino che si trova in un altro acquario o da un delfino che nuota libero nell’oceano.
Fuor di metafora, l’oceano è la multidimensionalità, è solo recuperando la consapevolezza e la percezione della nostra multidimensionalità, e la nostra capacità di muoversi in essa, è possibile entrare in contatto con le popolazioni stellari più evolute, che esistono in dimensioni più rarefatte della coscienza che non sono percepibili con i nostri sensi fisici.
Ovviamente ci sono popolazioni extraterrestri dimensionalmente più vicine a noi che possono essere percepite anche con i nostri sensi fisici o che sono in grado di manifestarsi nella nostra dimensione (talvolta con intenzioni non del tutto benevole verso gli esseri umani, come nel caso delle abduction).
Ma nella maggior parte dei casi le civiltà galattiche spiritualmente più evolute hanno raggiunto delle dimensioni con una fisicità talmente rarefatta da non poter essere percepita dai nostri sensi umani. Il fatto che ai nostri sensi queste civiltà extraterrestri siano impercepibili non vuol dire però che esse non esistano, così come la nostra impossibilità di percepire gli ultrasuoni non significa che gli ultrasuoni non esistano e che non possano essere percepiti da esseri con un udito più raffinato ed esteso del nostro, come i cani, i gatti, i pipistrelli, le balene e i delfini.
Perciò gli avvistamenti di oggetti volanti non identificati e gli incontri ravvicinati con esseri di origine extraterrestre, dentro o fuori l’astronave, sono solo una parte dei contatti che avvengono con esseri e civiltà extraterrestri. Quella parte dell’iceberg per noi più visibile (sempre che non ci si rifiuti di vedere). Ma più in generale il contatto con le popolazioni galattiche più evolute avviene per mezzo di una comunicazione diretta attraverso il campo informato di coscienza ed energia del quale tutti gli esseri fanno parte, che ne siano consapevoli oppure no.
Chi è ancora totalmente intrappolato nella prigione percettiva in cui l’umanità è rinchiusa, considera questo tipo di contatti (così come quello con altre entità non fisiche, come gli arcangeli o i maestri ascesi) una pura fantasia, frutto di millanteria o insanità mentale. Ma per fortuna sempre più persone stanno iniziando a percepire le mura della prigione in cui sono rinchiuse, e stanno aprendo i propri canali percettivi per riuscire a trovare una via d’uscita. Ancora troppo poche, probabilmente, per cambiare le sorti del pianeta, e per questo è importante, per chi si sta impegnando nel cammino del risveglio, comunicare le proprie scoperte e le proprie conoscenze, senza la pretesa di dover “insegnare” qualcosa ma al semplice fine di stimolare la consapevolezza di un maggior numero di persone. Cosa che io cerco di fare, forse talvolta maldestramente, anche attraverso questo blog. Sebbene talvolta abbia l’impressione di cercare di svuotare l’oceano con un cucchiaio. E non credo di essere il solo ad avere di tanto in tanto questa sensazione.

Io, come ho detto altre volte, ho avuto la fortuna di avere una prova soggettivamente incontrovertibile anche sul piano della fisicità dell’esistenza di esseri extraterrestri, quando l’astronave di Antarel, un Apuniano del sistema di Alpha Centauri, ha lampeggiato tre volte sopra di noi al termine della meditazione ai piedi del Monte Arcuentu, durante il seminario tenuto in Sardegna alcuni anni fa dal contattista peruviano Ricardo Gonzalez. E pochi giorni prima del seminario, con due amiche avevamo visto un intera flottilla di Ufo, una quindicina di sfere rosse luminose, di piccole dimensioni, che hanno fatto alcune acrobazie prima di scomparire.
La fisicità degli Apuniani di stanza sul nostro pianeta è in qualche modo contigua alla nostra, e Ricardo Gonzalez è entrato in contatto con loro anche fisicamente, addirittura salendo due volte a bordo di una loro astronave dopo una lunga preparazione psicofisica.
Ma il mio modo di entrare in contatto è invece − se valutato coi nostri sensi fisici − “immateriale”. E perciò anche con Antarel sono entrato in contatto “telepaticamente”, avendo però dei precisi riscontri di questo contatto.
Quella di cui sto parlando è una forma di comunicazione che si può apprendere (o reimparare), ma che va oltre la mente logica e i sensi fisici. È un flusso di energia e di percezione emotiva di cui col tempo si impara il vocabolario, proprio come succede se si soggiorna a lungo in un paese straniero di cui inizialmente non conosciamo la lingua. Una parte di questa comunicazione, che avviene sui piani sottili, viene tradotta in concetti, in parole, in frasi, che vanno a ritagliare il contenuto dell’insegnamento o del discorso in una logica il più vicino possibile alla capacità di pensiero della mente umana. Ma la mente riesce a dire o a comprendere solo una piccola parte di un discorso che riguarda dimensioni della coscienza che vanno enormemente al di là della logica umana, e per accedere alle quali è necessario avere un’apertura che consenta di mettere in dubbio o addirittura negare buona parte delle nostre convinzioni sulla realtà.
Io chiamo “trance multidimensionale” uno stato di rilassamento e meditazione cosciente che permette di accedere a tutte quelle dimensioni della coscienza che normalmente ci sono precluse. Le civiltà galattiche di luce − almeno quelle più evolute come i Siriani, i Pleiadiani o gli Arturiani, per fare i primi nomi che mi vengono in mente − abitano in dimensioni molto più elevate della nostra, e solo accedendo a quelle dimensioni all’interno della nostra coscienza è possibile entrare in una comunicazione consapevole con i popoli delle stelle che in quelle dimensioni abitano, apparentemente all’esterno di noi.
Come ho detto altre volte, il canale che riceve dei messaggi da altre dimensioni, come nel caso di una comunicazione con un extraterrestre, talvolta può alterare più o meno marcatamente il senso di ciò che riceve, a causa dei suoi inevitabili limiti, quelli della mente e quelli emotivi in particolare. Ma il sentire del cuore ci permette comunque di comprendere l’essenza del messaggio, se la comunicazione è reale e noi cerchiamo di liberarci dei nostri pregiudizi e delle nostre limitate credenze.
Sono quasi certo che il tipo di meditazione che io chiamo “trance multidimenisonale” sia lo stesso di quella che gli antichi sardi ai tempi della Nuraxia chiamavano “galazzone”. Lo stato di coscienza in cui era possibile parlare con gli extraterrestri e con altri esseri di altre dimensioni. In particolare, le cosiddette “pietre piatte” che si trovano in diversi siti prenuragici, agevolavano il viaggio del galazzone. E alcune di esse − come quella del villaggio di San Giorgio a Palau o quella sul Monte Canu, in quella stessa zona − sono tuttora attive, come ho potuto sperimentare io stesso in alcune occasioni.
In altre epoche e in altre civiltà del nostro pianeta questo tipo di comunicazione era condiviso da tutti e considerato naturale, ma nel corso del tempo è stata dimenticata, o relegata ai miti. Ma oggi le nuove frequenze che la Terra sta attraversando nel suo lunghissimo giro attorno al Sole centrale della Galassia, stanno rendendo nuovamente possibile questo tipo di comunicazione. E parlarne può essere utile a stimolare questa nuova possibile apertura percettiva anche in chi magari fino a oggi non ne aveva immaginato neppure la possibilità.

Diverse civiltà galattiche evolute stanno aiutando e sostenendo il nostro pianeta e l’umanità che vi abita nel suo percorso di evoluzione, con l’amore e il rispetto di fratelli maggiori. E uno dei modi in cui portano aiuto è venire sul pianeta in forma umana
Ci sono due modi principali per fare questo: la nascita come essere umano − e in questo caso si parla di Starseed (semi stellari) − o il subentro in un essere umano adulto la cui coscienza lascia libero il corpo − in questo secondo caso si parla di Walk-in. Ovviamente dietro questa seconda modalità c’è un accordo preciso tra la coscienza umana e quella extraterrestre, che va a vantaggio di entrambe, e ci sono un progetto e uno scopo attentamente studiati e valutati e un team di sostegno dall’esterno del pianeta e della fisicità. Per l’umano quel passaggio equivale alla morte, ma avviene con leggerezza nel momento stabilito, e fino all’ultimo l’umano ha il diritto di cambiare idea e decidere di restare nel proprio corpo. Dopo essere entrata, la coscienza extraterrestre in qualche modo si fa anche carico delle energie irrisolte della persona della quale ora veste l’identità. Ma ha il vantaggio di potersi concentrare più velocemente sul compito che deve svolgere sul pianeta, senza bisogno di dover aspettare gli anni della crescita prima di potersi mettere all’opera.
Già da tempo diversi walk-in si sono per così dire dichiarati pubblicamente, e questo è un segno che i tempi sono maturi per farlo. Tra quelli probabilmente più conosciuti, almeno in Italia, ci sono la scrittrice e ricercatrice francese Anne Givaudan, che è una walk-in venusiana, e l’italiano Sennar Karu, che è invece un arturiano.
Recentemente ho conosciuto una walk-in pleiadiana e la sua energia mi ha molto colpito.

Io non sono un walk-in: la mia identità umana, seppur radicalmente trasformata, è la stessa di quando sono nato. Ma invece fin da piccolo ho avuto alcuni “sintomi” che sono tipici degli Starseed, primo tra tutti un senso di estraneità che spesso provavo, la sensazione di essere fuori posto su questo pianeta, di non essere “a casa”.
A vent’anni, come ho già raccontato in altri post, ero sinceramente convinto di essere venuto in missione da qualche stella lontana, e di essermi completamente dimenticato da dove venivo e che cosa fossi venuto a fare sul pianeta. E la notte, guardando le stelle, pregavo i miei fratelli cosmici di venire a riprendermi o almeno di aiutarmi a ricordare perché ero qui sul pianeta. A quelle preghiere era seguito un contatto mentale con un extraterrestre − nonostante avesse un aspetto del tutto umano lo avevo percepito come tale − che con intenzioni chiaramente benevole aveva attivato in me dei processi mentali, probabilmente agendo col pensiero sui miei circuiti neurali. Era stata un’esperienza molto intensa sotto tutti i punti di vista, suscitandomi delle emozioni molto forti, che non avevo mai provato così limpidamente. Quel contatto aveva spalancato dentro di me la percezione di una realtà infinita ed eterna di cui facevo parte.
In qualche modo quell’esperienza aveva anche intensificato e accelerato la mia esigenza di intraprendere un percorso spirituale, che era sfociata poco tempo dopo nella mia adesione al buddismo di Nichiren durata più di venticinque anni.
Ma lungo il mio percorso fino a oggi non ho mai abbandonato il collegamento interiore con queste civiltà galattiche che sentivo vicine pur non conoscendone neppure i nomi. Poi nella mia ricerca mi sono ritrovato faccia a faccia con l’umano che è in me. Con le sue numerosissime e sfaccettate identità, le cosiddette vite precedenti, che spaziavano dall’antico Egitto, al Perù megalitico, alla Sardegna nuragica, alla Germania nazista. Ho percepito la mia esperienza plurimillenaria su questo pianeta. Questo mi aveva spinto ad abbandonare l’idea di poter essere uno Starseed, perché credevo erroneamente che gli Starseed stessero sulla Terra solo per una vita, o per poche vite al massimo, il che sicuramente non era il mio caso.

Da quando sono entrato in contatto con altre dimensioni, la prima civiltà galattica con la quale ho sentito un fortissimo legame, e quasi un’identificazione, come se io stesso fossi uno di loro, è quella degli Arturiani.
Nel corso del mio lavoro di counsellor ipnologo ho poi contattato e dialogato con esseri di altre civiltà, come i Pleiadiani e gli Andromediani, che erano in relazione con le persone con cui stavo lavorando. E ogni volta, anche se la comunicazione mi riguardava solo indirettamente, il contatto era rigenerante.
Dei Siriani − che pure sono una delle civiltà galattiche più legate al nostro pianeta, come dimostra la centralità che la stella Sirio riveste nelle mitologie di molte delle civiltà più avanzate del passato, in particolare quella Egizia − non mi ero mai interessato particolarmente, e non avevo mai avuto l’occasione o il desiderio di entrare in contatto con loro.
Perciò sul momento rimasi stupito da quello che mi disse due anni fa Veronique, una channeller molto brava e sensibile, durante un dialogo con la mia anima che avveniva tramite lei. Avevo chiesto tra le altre cose, e forse più per curiosità che per altro, se poteva darmi qualche informazione sui miei legami con le civiltà extraterrestri. Mi aspettavo che parlasse degli Arturiani, ma invece lei mi disse che la mia origine era Sirio. Ero venuto per la prima volta sul pianeta su un astronave siriana all’interno di una missione in Perù, nella zona di Nazca, finalizzata ad aiutare gli umani del luogo ad evolversi e a costruire una propria civiltà fiorente e spirituale. In seguito ero tornato sulla Terra come essere umano, attraverso la nascita, ed evidentemente da allora sono rimasto qua.
Quindi forse era possibile che uno Starseed fosse venuto sul pianeta migliaia di anni fa e avesse deciso di rimanere. Come ho scoperto solo recentemente, nelle classificazioni più diffuse questo tipo di Starseed viene chiamato Old Soul Starseed (Starseed Anima Antica). Se nelle classificazioni è prevista questa possibilità – pensai − vuol dire che ci sono altre persone in questa condizione, e quindi quello che in tanti momenti nel corso della mia vita avevo percepito di me stesso poteva essere reale.
Va sottolineato che quando un dialogo con esseri di altre dimensioni o con la propria coscienza avviene attraverso un’altra persona, o quando ci viene fatta ad esempio una lettura dell’aura o delle vite precedenti, il contenuto di quello che viene detto è sicuramente importante, ma la cosa fondamentale e ciò che risuona profondamente dentro di noi, che fornisce delle risposte che sentiamo vere e rischiarano la nostra mente e il nostro cuore. Quello che sentiamo vero è vero – come spesso mi hanno detto le mie guide incorporee. E se è vero, nel tempo porta alla luce delle memorie, magari inizialmente fatte solo di sensazioni e di emozioni, e innesca un processo di cambiamento più o meno profondo a seconda della nostra maturità spirituale e – per così dire – energetica.
Così, dopo quella lettura in cui mi era stata rivelata un identità e un’origine con cui mi sentivo in grande consonanza, grazie anche a una serie di coincidenze in alcuni casi per me eclatanti e che sarebbe troppo lungo raccontare, ho iniziato a entrare in contatto coi Fratelli e le Sorelle di Sirio e a canalizzarli, da solo o con altre persone, in particolare con la mia amica Francesca. Uno dei suoi strumenti di lavoro è la lettura dei registri akashici. Nel corso di una seduta lei, con l’aiuto di varie entità legate alla persona che sta chiedendo, apre e legge i registri akashici dove sono registrate tutte le nostre vite e tutte le esperienze che abbiamo fatto. Ovviamente, viene detto solo ciò che in quel momento alla persona serve sapere, e che è in grado di comprendere e utilizzare.
A inizio estate ho sentito che era arrivato il momento giusto per chiedere a Francesca una lettura dei miei registri.
Il mio sentire era corretto, perché la lettura è stata fondamentale per chiarirmi tutta una serie di dubbi su me stesso e sulla mia vita concreta. L’entità che ha condotto la lettura dei miei registri era Metatron, considerato il Re degli Angeli. Un’entità che io amo moltissimo, anche se fino ad allora non erano state molte le occasioni in cui ero entrato in contatto con lui. Metatron mi ha spiegato che facevo parte del Consiglio siriano e che ero stato scelto per incarnarmi sulla Terra allo scopo di aiutare a elevarne le energie e sostenerla nel suo processo di evoluzione insieme all’umanità. I miei compiti non sono ancora completati, mi ha detto Metatron, abbracciandomi col suo amore e la sua comprensione mentre me lo diceva. E in qualche modo sono convinto che quella canalizzazione fosse finalizzata anche a ricordarmelo, a risvegliare in me ulteriori memorie, con la consapevolezza di essere aiutato costantemente nel mio percorso umano.
Metatron mi ha detto diverse altre cose, più personali, di cui forse parlerò in seguito se potrà essere utile. Ha anche confermato il mio legame con gli Arturiani spiegandomi che nel sistema di Arturo avevo avuto diverse vite importanti.
Ma ciò che conta è che le sue parole hanno risvegliato in me una consapevolezza più profonda, e i contatti coi miei fratelli di Sirio si sono intensificati e sono diventati via via più chiari e più pregnanti.
Il fatto che io sia una coscienza venuta da Sirio spiega molte cose della mia vita e del mio sentire. E mi sembra finalmente di avere ritrovato casa.
Ma contemporaneamente la bellezza e la ricchezza della mia esperienza di umano terrestre mi si sono palesate con sempre maggior chiarezza, e resteranno eternamente a far parte della mia identità animica. Credo di essermi conquistato il diritto di cittadinanza sul pianeta, e sono orgoglioso di essere (anche) un Terrestre.

Nota: ci sarebbero ovviamente varie altre cose importanti da dire o da spiegare a proposito degli Starseed e dei Walk-in, ma non ho voluto appesantire ulteriormente questo giù lungo post, e rimando perciò a una prossima occasione.

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