Il Vento della Transizione

La mattina dell’8 gennaio se n’è andata una mia carissima amica, Marisa, e con lei se n’è andato un pezzo della mia storia. Ci eravamo conosciuti quasi trent’anni fa a un corso per bibliotecari e negli anni successivi abbiamo condiviso sia il lavoro in una cooperativa che avevamo fondato con altri colleghi del corso (fin quando a metà degli anni novanta io ho lasciato la professione di bibliotecario per quella di traduttore), sia la fede buddista (fino ad alcuni anni fa, quando la mia vita mi ha portato su altri percorsi spirituali), sia una profonda amicizia basata sull’affetto e sul sostegno reciproco. In questi ultimi anni come spesso succede le nostre strade si sono allontanate e ci siamo frequentati molto meno, ma una o due volte al mese continuavamo ad andare assieme al cinema o a teatro o a qualche concerto. Queste nostre uscite erano anche l’occasione per raccontarci l’un l’altro qualche cosa delle nostre vite e sicuramente mi mancheranno molto.
La sua morte non è giunta inaspettata. A settembre dell’anno scorso le era stato diagnosticato un tumore al polmone inoperabile e molto aggressivo, e già da dicembre si sapeva che non c’erano più speranze e che il tempo che le restava non era molto. Ma il fatto che fossi preparato al distacco non lo ha reso meno doloroso.
Com’era prevedibile, la sua morte mi ha portato ancora una volta a riflettere su questo inevitabile e temuto evento indissolubilmente legato alla vita degli esseri umani e che ognuno di noi prima o poi dovrà affrontare in prima persona.

Il mio primo vero faccia a faccia con la morte è avvenuto in maniera traumatica e intrisa di mistero quando avevo appena diciotto anni. Con altri tre amici ci stavamo preparando a partire per Amsterdam subito dopo l’esame di maturità. Uno di questi amici in quel periodo aveva delle doti da sensitivo, e una sera aveva ritenuto giusto informarci che aveva sognato che uno di noi non sarebbe tornato dal viaggio. Nessuno di noi dubitò che quel sogno fosse premonitore, ma non ce la sentimmo di rinunciare al viaggio. Durante il viaggio il mio amico sensitivo aveva sognato la morte del suo cane, e una telefonata a casa gli confermò che il cane era morto davvero. Quest’episodio diede ulteriore peso al sogno che ci riguardava, ed effettivamente al ritorno da Amsterdam uno dei miei amici, Stefano, fu investito a Trastevere mentre attraversava la strada e dopo una decina di giorni passati in stato di coma in un ospedale romano morì. Io nel mentre ero già rientrato a Cagliari. Avevo sperato fino all’ultimo che accadesse il miracolo e Stefano si salvasse, e ricordo ancora il momento in cui appresi la terribile notizia. Ero sconvolto. Ricordo che rimasi a lungo affacciato alla finestra della mia stanza in un luminoso pomeriggio di settembre a meditare chiedendo all’universo di avere delle risposte. Dovevo capire a tutti i costi se la morte era la fine di tutto o se invece era solo un passaggio, l’entrata in un’altra dimensione dell’esistenza. Da questa risposta dipendeva il senso e la direzione che avrei dato alla mia vita che si stava affacciando all’età adulta. E non mi serviva una risposta razionale, intellettuale. Volevo una certezza interiore. L’universo benevolmente rispose. Fu una folgorazione istantanea. Percepii senza il minimo dubbio che Stefano era ancora vivo, che era semplicemente andato da un’altra parte. E raggiunsi quella certezza che chiedevo e che da allora non mi abbandonò mai più (se avete voglia potete leggere la storia di quel mio primo incontro con la morte nel mio racconto Tristano. Un altro racconto in cui parlo in chiave narrativa delle mie esperienze con la morte è Libro dei morti).

Da quel lontano pomeriggio di settembre la morte gradualmente è entrata a far parte della mia vita. Nel corso degli anni sono morti molti amici più o meno intimi. Qualcuno si è suicidato, diversi sono morti di Aids. Dieci anni fa se n’è andato un mio fratello, stroncato da un linfoma poco prima di compiere cinquant’anni. E in anni più recenti se ne sono andati i miei genitori ultraottantenni.
Grazie a quella certezza ottenuta a diciott’anni, a quel dono che Stefano mi aveva fatto nell’andarsene, ho potuto affrontare tutte queste morti con relativa serenità. Sono convinto che la morte non sia un dramma, se non per chi resta, e questa convinzione addolcisce in parte il dolore della separazione e della perdita.
I miei quasi trent’anni di pratica buddista mi hanno ovviamente aiutato a rafforzare e radicare questa convinzione. Il buddismo spiega l’eternità della vita. Secondo il buddismo vita e morte sono solo due fasi dell’esistenza che si alternano in un ciclo infinito di reincarnazioni, non solo sulla Terra ma negli innumerevoli pianeti abitati in tutto l’universo. E una scrittura buddista promette che se una persona mantiene la sua fede fino all’ultimo momento, «dopo la morte, mille Budda tenderanno le mani per liberarlo da ogni timore». Una visione davvero incoraggiante.

Le teorie sulla morte e sulla vita dopo la morte sono tante, alcune credibili e ragionevoli, altre meno, ma in fin dei conti tutte fondamentalmente indimostrabili. Certo gli studi sulla reincarnazione condotti con metodologie parascientifiche (come quelli di Ian Stevenson, medico canadese e docente di psichiatria alla Virginia School of Medicine dell’Università di Charlottesville) forniscono forti indizi sulla veridicità di una vita dopo la morte, e altrettanto fanno gli ormai numerosissimi casi documentati di esperienze di quasi-morte (Near Death Experience o NDE).
Ma in fin dei conti credo che su questi temi ognuno possa basarsi solo sulla propria intuizione e sulla propria esperienza interiore.
Così le mie convinzioni si sono ulteriormente rafforzate grazie alla terapia regressiva che ho intrapreso all’inizio del terzo millennio. Nel corso della terapia non solo ho ricordato alcune delle mie vite precedenti, ma ho rivissuto anche le morti che avevano posto fine a quelle vite e ho pure sperimentato lo stato dopo la morte. Queste esperienze vissute nello stato di trance aiutano molto a percepire la continuità della propria coscienza e la propria eternità.
Questi ultimi anni poi, attraverso i miei contatti con gli esseri incorporei di altre dimensioni la mia prospettiva sulla morte si è ulteriormente ampliata. L’essere spirituale che noi siamo non muore mai perché non nasce mai. Solo una parte della nostra coscienza si separa e assume una forma umana per fare un esperienza nella dimensione materiale. Il resto di noi resta dall’altra parte del “velo” e continua la sua esistenza in uno stato quantico. Semplificando, potremmo dire che la morte è semplicemente la fine di questa particolare esperienza sulla Terra, e che al momento della morte la parte che si è — solo apparentemente — separata per venire sulla Terra si riunisce alla totalità del nostro essere.

A questo riguardo Kryon — che non posso fare a meno di citare affrontando un argomento così complesso e profondo — parla dei Tre Venti: il Vento della Nascita, il Vento dell’Esistenza e il Vento della Transizione, cioè la nascita, la vita e la morte. E sulla morte spiega: «L’ultimo vento è il Vento della Transizione. Voi lo chiamate morte. Che cosa posso dirvi al riguardo che già non sappiate? Beh, penso di potervi raccontare parecchio. Prima di tutto, una regola: non sapete quando accadrà. Sapete che abbiamo bisogno di tenere qui alcuni di voi per moltissimo tempo? È perché non avete terminato ciò che avevate iniziato. Per altri di voi: abbiamo bisogno che trapassiate in anticipo, in modo da seguire il vostro piano. Abbiamo bisogno di voi in un posto nuovo del pianeta, presto e quando siete giovani. Abbiamo bisogno che la vostra conoscenza akashica si risvegli presto e continui a sviluppare quello che state sviluppando ora, perché avrete l’energia della gioventù. Abbiamo bisogno che abbiate una certa età così che possiate candidarvi, proprio come avevate progettato. Abbiamo bisogno che siate giovani per altri motivi che dovrebbero risultarvi evidenti, se ci pensate dal nostro punto di vista. Quindi, voi non sapete quando ve ne andrete. Gettate via la paura di questa transizione, così capirete i motivi, che sono profondi, e sono quelli che contribuiste a creare mentre eravate dal mio lato del velo. Lo stesso processo di risveglio aiuta a decidere quando trasferirete l’energia e affronterete ancora una volta la transizione.
Voglio parlarvi di un aspetto al quale forse non avete pensato: la morte fa paura. Nel senso fisico, voi avete un’incredibile volontà di sopravvivere. L’ultima cosa che chiunque desideri, persino i batteri, è morire. L’istinto di sopravvivenza vi spinge a vivere e nessuno affronta semplicemente la morte senza paura. Questo rimarrà, ed è così che dovrebbe essere. Ma c’è un dono  per voi da parte nostra, e voi non lo conoscete.
Al momento della transizione, quando il vostro cuore si ferma ed esalate l’ultimo respiro, noi siamo lì. Anche tutti gli angeli provenienti dal Grande Sole Centrale ci sono ed accendono una luce che vi mette in pace. È una pace talmente grande che la paura non può esistere. In una frazione di secondo, sapete che è tutto ok. Potreste definirlo un anestetico spirituale, ma noi lo chiamiamo il dono del Creatore.
Dunque, il Vento della Transizione, dal nostro punto di vista, un punto di vista quantico, è bellissimo. Rappresenta quell’istante in cui vi rendete conto di avere finito con questa vita. È solo per un secondo e poi è fatta. Poi entrate nel processo di tre giorni del ricordo di chi siete. Una parte di voi è ancora sul pianeta e una parte di voi è insieme a noi. È tutto bellissimo.
Alcuni umani hanno vissuto un’esperienza di quasi-morte e l’hanno spiegata meglio che potevano, ma tutti dicono di esserne usciti diversi. Oh, Essere Umano, loro ne hanno visto un frammento; hanno visto un frammento del creatore e, quando sono tornati, hanno esclamato “Non ci crederete! Sono morto per un attimo e ho sentito cantare e ho visto la luce”. Domandateglielo e ve lo diranno. Quindi, questo è il dono della transizione di cui non vi abbiamo mai parlato prima. La morte non punge, Essere Umano. La sola puntura è per quelli che rimangono e non sanno dove siete. Sentono che siete spariti per sempre, ma non è così. Né sono sparite le anime di coloro che avete perso nel corso degli anni, cari lettori e ascoltatori. Sapevate che i genitori che forse avete perduto, saranno con voi fino all’ultimo respiro? Vi tengono la mano per tutto il tempo. È complesso, ma fa parte di un sistema bellissimo e multidimensionale di raggruppamento di anime. Alcuni di voi sanno che ho ragione, perché li hanno percepiti.
Esseri Umani, dovete sapere che il vostro gruppo d’anima può essere in parecchi posti contemporaneamente. Vi abbiamo già trasmesso queste informazioni. Le anime possono essere reincarnate da qualche altra parte, sul pianeta, come Umano corporeo, ed anche essere con voi, allo stesso tempo, come quella che voi percepite come una guida. Non chiedete “com’è possibile?”, perché non avrebbe alcun senso nella vostra realtà. È un sistema bellissimo. La morte non ha il pungiglione!
Se perdete qualcuno che amate, voglio che vi ricordiate questo: possono sembrare inerti, freddi e scomparsi per sempre, ma è così solo nelle 3D e non è la verità. Sono vivi e stanno bene e vi guardano, implorandovi di vedere l’energia d’amore che essi rappresentano. Non sono scomparsi.
Questi sono i Tre Venti, per oggi. Amo parlare di queste cose, perché sono vicine a me per tutto il tempo. Io lavoro con tutti e tre i venti e sto lavorando con essi proprio ora. L’energia che chiamate Kryon è un gruppo. È proprio come tutti voi, dato che anche voi avete queste caratteristiche. Proprio ora, faccio parte di un gruppo che sta lavorando con quelli che si trovano nel Vento della Nascita. Sto anche accogliendo quelli che affrontano la transizione proprio adesso. Questo è il ruolo dello Spirito attraverso il Sé Superiore che è vostro. Scoprite il Dio interiore. Quando lo farete, vedrete anche che il piano è bellissimo, miei cari. E così è.» (estratto dalla canalizzazione I tre venti del 23 e 24 febbraio 2013)

Come disse il famoso teologo e paleontologo gesuita Theilard de Chardin, «noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale, ma siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana.»
Quando abbiamo completato l’esperienza che siamo venuti a fare ce ne andiamo. A chi resta ovviamente mancherà la parte umana di chi se n’è andato. Ma lo spirito della persona trapassata continua a vivere in una dimensione non definibile in termini di tempo e di spazio. E con esso è possibile connettersi e comunicare nella propria interiorità, se solo ci si permette di farsi guidare dal sentire del cuore, che trascende lo spazio ed il tempo, e anche la morte.
A causa dei limiti percettivi insiti nella condizione umana è ovviamente difficile se non impossibile capire che fine fa e dove si trova l’essere spirituale una volta che ha terminato l’esperienza umana, e in risposta all’inevitabile domanda “ma adesso dov’è Marisa?” Kryon risponderebbe (vedi la canalizzazione Dov’è la zia Martha? del 22 aprile 2006): «Dal nostro punto di vista, la morte è quando voi non siete sulla Terra. So che suona strano, ma alla domanda: dov’è Marisa? noi rispondiamo: è nell’altra stanza, mentre voi dite: è morta. La nostra prospettiva è ampiamente differente. Per voi, se ne è andata in qualche modo per sempre. Per me, lei è semplicemente nell’altra stanza a cambiarsi.»

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