Il recupero della multidimensionalità

Nebulosa Laguna

Siamo esseri multidimensionali. Ognuno di noi, a prescindere dalla sua storia personale e dalla sua attuale consapevolezza, esiste in un’ampia gamma di stati di esistenza che attraversano i tempi e le dimensioni.
Come spiegano i WingMakers: «Quando l’entità opera in uno strumento umano resta sintonizzata alla Sorgente Primaria, solo che la mente impara a identificarsi con il suo strumento di esplorazione e raramente raggiunge un’impressione stabile della vibrazione di puro-stato dell’entità. Lo strumento umano, quando viene indossato dall’entità, diventa la realtà dominante in cui si proietta la scena d’osservazione dell’entità. Si può paragonare a un pilota che entra in un aereo e comincia a concentrarsi sul quadro dei comandi. L’entità può operare con efficacia entro un ampio raggio che va da una ad approssimativamente mille realtà dominanti, tutte simultaneamente nel tempo sequenziale. (…) Mentre leggete queste parole, state funzionando in dieci, se non cento, realtà simultanee nel multiverso, ma soltanto l’entità è in grado di percepire queste realtà. Quando l’entità entra nell’indipendenza, inizialmente opera in una sola realtà dominante e gradualmente diviene esperta nell’elaborare flussi multipli di dati da più strumenti. (…) L’entità è come un raggio di luce bianca, e quando passa nella densità genetica dello strumento umano si separa in un ampio spettro di esperienza.» (Filosofia Camera Tre – Lo schema di esplorazione)

Alcuni mesi fa Anthymos mi ha spiegato la multidimensionalità in maniera semplice, accessibile alla mente lineare da cui ancora non posso prescindere, essendo incarnato in uno strumento umano. Anthymos è un membro del Consiglio dei Saggi di Sirio che ho incontrato diverse volte sull’astronave siriana. Non sto parlando di un’astronave materiale, e infatti il mio corpo fisico è coinvolto solo marginalmente nel contatto. Si tratta di un’astronave quantica, dove è possibile recarsi attraverso il campo unificato di coscienza e energia di cui tutti facciamo parte. Come anche Kryon spiega: «La multidimensionalità non solo è senza tempo: non ha una vera ubicazione, no davvero. Permea il Campo, è ovunque.»
Ultimamente Anthymos è diventato una delle mie guide principali. È un essere a energia maschile, amorevole, benevolo e rassicurante, che sta prendendo in mano le redini del mio percorso per insegnarmi (o ricordarmi) la strada del ritorno.
Lo percepisco come se fosse una parte di me, o io fossi una parte di lui. Anche se i nostri contatti sono ancora brevi mi sento molto bene quando avverto la sua presenza e ascolto le sue spiegazioni.
Aprirsi alle altre dimensioni, diventare consapevoli di esistere contemporaneamente in tante espressioni di noi stessi è affascinante ma anche faticoso. Riprendere i contatti con altri te stesso che esistono al di fuori della realtà materiale lineare nella quale siamo immersi richiede energia e un certo impegno. In linea di massima il processo va avanti da sé, ma è richiesta la nostra piena attenzione per agevolarlo e diventare sempre più consapevoli della vera realtà.
Spesso le minuzie della nostra vita quotidiana ci distraggono, o ci accorgiamo che le energie spese nell’esplorazione delle altre dimensioni ci fanno sentire scarichi nella nostra realtà tridimensionale.
Per spiegarmi quello che mi sta succedendo e i processi che sto attraversando, Anthymos mi ha chiesto di immaginare una galassia di asteroidi. Ogni asteroide è un’entità. Per conoscersi meglio e fare esperienza l’entità decide di scindersi. L’asteroide si divide in due. Ognuna delle due metà diventa un’entità autonoma ed è chiamato il “compagno di fiamma” dell’altra metà. Le due entità così generate, pur restando connesse, a loro volta continuano a scindersi andando ad esistere così in diverse dimensioni e in tutte le civiltà stellari. Questa scissione è una scelta dell’entità e non è dolorosa perché resta la connessione tra tutte le parti, ma quando si scende nella densità la consapevolezza si ottunde e la connessione viene dimenticata, perciò si fa strada il dolore della separazione e un senso di solitudine e di incompletezza. E si inizia a cercare “l’anima gemella” al di fuori di sé, senza comprendere che quello che ci manca e che cerchiamo sono le altre parti dell’asteroide, e in particolare il “compagno di fiamma” generato dalla prima scissione.
Ora che sul nostro pianeta sta entrando una nuova energia è possibile ampliare la propria consapevolezza e ricongiungersi alle altre parti di noi, a livello energetico, integrandole nella nostra identità, che così perde però la sua rigidità diventando una tra le tante delle nostre identità possibili.
Questo è un processo estremamente benefico, perché un passo alla volta torniamo ad essere ciò che realmente siamo, ma è anche spesso molto faticoso per l’identità umana, che deve rinunciare ai propri confini e alla propria centralità. La mente in particolare va facilmente in confusione nel suo tentativo impossibile di rinchiudere nei propri schemi una realtà non lineare che trascende la logica. Inoltre l’energia che spendiamo in altre dimensioni per compiere il processo in alcuni periodi può lasciarci svuotati nella nostra abituale dimensione, e la quotidianità diventa perciò pesante e priva di interesse. Ma sono soltanto delle fasi più o meno lunghe che vanno semplicemente attraversate.
Molti operatori di luce e starseed stanno attraversando questo processo, pur non essendone ancora consapevoli, e questa è una delle ragioni per cui spesso ci si trova in difficoltà o sembra che la propria vita stia subendo dei peggioramenti. Ma ogni difficoltà di questo tipo ci permette, una volta superata, di elevare ulteriormente le nostre frequenze e potenziare le nostre connessioni con le altre dimensioni, con l’entità/asteroide di cui siamo parte e con la Sorgente Primaria.

Precedente L’accettazione della solitudine Successivo L’uomo che cadde sulla Terra

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.