Facile e con grazia

Come ho già accennato in un post precedente (Il sogno dell’anima), uno dei punti per il 2013 di cui ha parlato il Professor Adamus riguarda la facilità e la grazia.
Nella nuova era, liberi dal catrame della vecchia energia, non è più necessario fare sforzi sovrumani, lottare, sudare sangue per ottenere — ammesso che ci riusciamo — ciò che desideriamo. Ogni cosa — il denaro, la salute, una casa, una nuova macchina, un partner d’amore, un lavoro migliore (e ognuno può aggiungere ciò che vuole) — ogni cosa, dicevo, può arrivare con facilità e grazia, cioè elegantemente, nel modo adatto a noi. Non c’è bisogno di meditare o di recitare mantra per ore — spiega Adamus — né di diventare esperti di qualche particolare pratica spirituale o energetica. Basta decidere profondamente che sia così e la nuova energia lo renderà reale e manifesto.
Alla base di questa modalità di facilità e grazia ci sono due atteggiamenti interiori fondamentali, l’amore per sé stessi e il permettere — permettersi di ricevere, gratuitamente, senza condizioni. Sono due atteggiamenti che a mio parere vanno di pari passo. Se non si prova amore per sé stessi molto probabilmente qualche aspetto di noi non si sentirà degno di ricevere e bloccherà il flusso. E se il flusso di energia non scorre ci ritroviamo immersi nei soliti problemi di mancanza (sia materiale che emotiva) che rendono ancora più difficile amare sé stessi. Apparentemente è un serpente che si morde la coda, ma per dare inizio a un processo virtuoso che si rafforza da solo basta capire che questi due atteggiamenti — l’amare sé stessi e il permettere — dipendono interamente da noi e devono essere sviluppati e potenziati interiormente, a prescindere dalle circostanze esterne.

Ho già raccontato in un post di febbraio (disOrientarsi nella nuova era) che ho trascorso i mesi invernali in una sorta di letargo, chiuso in un bozzolo che limitava i miei movimenti. Grazie ai consigli e agli incoraggiamenti dell’arcangelo Michele sono riuscito a vivere quel periodo nel miglior modo possibile, con la comprensione che era solo una fase del mio percorso necessaria per ricalibrarmi e sintonizzarmi il più morbidamente possibile con la nuova energia. Poi da fine marzo il bozzolo ha iniziato ad aprirsi, il flusso dell’energia ha ricominciato a scorrere con una potenza veramente inaspettata e la mia vita ha ripreso ad essere ricca di eventi e di illuminazioni. Un ottimo terreno di gioco per allenarmi a permettere che le cose accadano con facilità e con grazia. E fino ad ora i risultati sono stati davvero incoraggianti.
Lavorare con la nuova energia mi sta aiutando anche a individuare meglio le varie zavorre di cui devo liberarmi. In contrasto con la nuova energia, le vecchie energie risaltano fastidiosamente. Come le  energie dell’ansia e della preoccupazione, che con mio stupore hanno iniziato spesso a manifestarsi nella mia quotidianità — per fortuna in forma relativamente leggera — anche per cose tutto sommato di poco conto, e in maniera assolutamente immotivata.
Il trucco è capire che non si tratta di me — della mia personalità o del mio karma! — bensì semplicemente di energie, di vecchie energie da cui ancora non mi sono liberato e che nel momento in cui si manifestano dall’interno entrano in risonanza con la cappa energetica di ansia, preoccupazione e paura che ancora inquina il pianeta, sebbene non sia più radicata come un tempo. In questo modo l’ansia e la preoccupazione si amplificano e possono diventare estremamente disturbanti. Certo, il mio carattere forse è un po’ troppo ansioso ed essendo io un perfezionista tendo a preoccuparmi eccessivamente che le cose possano non andare nel modo stabilito. Ma quando riesco a sintonizzarmi invece con il permettere — con facilità e grazia — il flusso scorre, gli eventi accadono, le cose arrivano e mi appare sempre più chiaro che l’ansia e la preoccupazione sono solo il residuo di un vecchio Momi che adesso non ha più ragion d’essere, mentre un nuovo Momi può imparare un modo diverso di fare le cose e di vivere. Con facilità e con grazia.

Già dalla fine dell’estate scorsa avevo in mente di fare un seminario. Gli anni passati ho tenuto dei seminari di vario genere tre o quattro volte all’anno. L’ultimo è stato nel giugno del 2012, un mese dopo il mio ritorno dal Perù. Avrei voluto farne un altro in autunno, ma vuoi per mancanza di ispirazione vuoi per una serie di motivi più pratici continuavo a rimandare mentre il tempo passava. A meta gennaio il seminario è finalmente stato concepito, semplicemente con un titolo affiorato all’improvviso alla mia mente: «Il cambio di era». Mi è parso ovvio che il mio primo seminario della nuova era dovesse focalizzarsi sul cambiamento in atto. In quel momento però non avevo la minima idea di quali potessero essere i contenuti del seminario, e in ogni caso non ero certo in grado di programmarlo a breve, dal momento che ero ancora rinchiuso nel mio bozzolo.
Perciò ho semplicemente stabilito una data approssimativa (aprile o maggio) e ho lanciato un’intenzione, con la fiducia che in qualche modo il seminario si sarebbe fatto da sé. E così è stato.
Mano a mano che sperimentavo la nuova energia e mi impegnavo nel mio lavoro di ricalibratura, i temi delle meditazioni che avrei proposto nel seminario sono emersi, e come ho raccontato nel post precedente (Yalea) l’arcangelo Michele mi ha guidato in una serie di rituali energetici finalizzati ad agevolare l’entrata nella nuova era e a sintonizzarsi con la nuova energia. Una meditazione l’ho “rubata” al professor Adamus (con il suo consenso) e il seminario ha gradualmente preso forma dentro di me, con facilità e grazia. Anche le musiche per le meditazioni sono arrivate con naturalezza, senza che dovessi fare, come altre volte mi è successo, lunghe ricerche. Preparando le meditazioni ho dovuto ovviamente lavorare sull’amore per me stesso e sul permettere. E quando è venuto il momento di occuparmi degli aspetti pratici, ogni cosa è andata al suo posto con il minimo sforzo. La sala per il seminario mi è stata generosamente messa a disposizione da un’amica, e mentre talvolta la formazione del gruppo dei partecipanti era stata lenta e faticosa, questa volta il gruppo si è formato velocemente.
Come le mie guide incorporee più volte mi hanno detto: «Il primo partecipante al seminario è chi lo tiene, quindi quando decidi di fare un seminario devi chiederti che cosa vuoi imparare da questo seminario. Allora i maestri si presentano in forma delle persone che partecipano al seminario. Non c’è qualcuno che insegna e qualcuno che apprende ma sempre chi insegna, insegna a sé stesso, e chi è lì per apprendere lo aiuta in questo processo. Così le persone sono proporzionali al bisogno di apprendere che chi tiene il seminario ha. Occorre chiedersi quanto vuoi imparare dal seminario e cosa. Verranno le persone corrispondenti al desiderio che hai dentro. Se non ci sono persone il desiderio non è sufficiente. Sempre questa è una legge alla base di qualunque insegnamento. È la necessità di chi insegna imparare quello che sta insegnando. Nessuno sfugge.»
Il mio desiderio di imparare dal mio seminario era evidentemente molto intenso, visto che più di venti maestri hanno risposto alla mia richiesta e hanno sacrificato un sabato pomeriggio per completare assieme a me il quadro che avevo approntato, portando in dote la loro curiosità e la loro energia pura e potente.
E mi hanno aiutato ad apprendere meglio l’insegnamento che volevo imparare: amare me stesso. Con facilità e con grazia.

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6 commenti su “Facile e con grazia

  1. Michele Gerra il said:

    Ciao carissimo
    ti ritrovo ancora una volta nel mio cammino di ricerca. Non trovi che la cosa meriti una nota di riguardo? (scherzo) Da quando ci siamo conosciuti in certi contesti ci siamo sempre rincontrati… poi silenzio e poi di nuovo nella stessa strada… io sono più lento di te… ma senza saperlo seguo la tua stessa strada.
    Un abbraccio
    Michele

    • Ciao Michele, se non ricordo male l’ultima volta che ci siamo visti abbiamo visto assieme i Giganti di Monti Prama, un anno e mezzo fa. Mi fa piacere che tu sia “capitato” nel mio blog!

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