Diario di bordo

 

Luna ambrata di venerdì 13 giugno vista dalla spiaggia del PoettoIl tempo continua a fluire molto velocemente. Siamo quasi arrivati alla metà del 2014. Qua a Cagliari, dopo un mese di maggio in cui in molte giornate pareva di essere in autunno, da una decina di giorni è arrivato il caldo estivo, intenso ma ancora sopportabile, grazie anche al vento che la sera rinfresca l’aria.
Dall’ultimo post che ho scritto è già passato più di un mese. Riflettendo, mi sono reso conto che oltre al tempo limitato che ultimamente ho avuto per stare solo con me stesso e dedicarmi alla meditazione o alla scrittura (che per me è una forma di meditazione), un altro motivo per cui sto scrivendo poco per il blog è che i temi di cui vorrei scrivere sono tanti, emergono frequentemente, inizio a elaborarli mentalmente, spesso scelgo anche il titolo per il post, e inizio a pensare a una foto significativa per corredarlo, ma prima che riesca a trovare il tempo necessario per poterlo scrivere, un nuovo tema affiora alla coscienza e prende l’attenzione, e così via, e finora nulla è ancora riuscito a concretizzarsi nella scrittura.
Oggi ci provo. Finalmente ho potuto prendermi un’intera domenica da trascorrere da solo in casa (non proprio solo, con il mio gatto che ora, dopo avere avuto i suoi cinque minuti di coccole “energetiche”, si è tranquillizzato e dormicchia sul divano alle mie spalle), senza nulla da fare che non abbia voglia di fare. Era da un po’ che non riuscivo ad avere un’intera giornata di assoluto “non fare”, e mi fa piacere dedicarne alcune ore per riaffacciarmi online con questo post. I miei tempi spesso sono lenti. Finché una cosa deve maturare, finché una cosa che credo di dover fare ancora non mi risuona, finché ci leggo una nota stonata, preferisco tergiversare e rimandare, fin quando il percorso non diventa agevole e fluido. Così, ad esempio, da tempo sto pensando ­­­­­­­­– anche un po’ influenzato da amici e colleghi – che dovrei entrare in Facebook, ma connettersi a una rete per me è una scelta che non andrebbe mai fatta alla leggera. Di qualunque rete si tratti, infatti, essa implica sempre una rete energetica, che connette a qualche livello le coscienze umane di chi ne fa parte, e ha una corrispondenza ovviamente anche sui piani non fisici. La rete delle reti –che ci sta consentendo per la prima volta nella storia umana di poter entrare in relazione in tempo reale con altri esseri umani che vivono all’altro capo del mondo, e ad avere informazioni e notizie da qualunque luogo del pianeta – è un intrico di queste reti energetiche, che spesso si intersecano senza che le persone ne siano consapevoli, e con effetti non sempre desiderabili. Io ho imparato a muovermi senza troppi problemi nella rete, pescando e attirando quello che serve a me, per la mia evoluzione umana e spirituale e per rendere un po’ più comoda la vita. Grazie a internet da anni la mia vita si è enormemente semplificata. Ad esempio, un buon 80% delle operazioni burocratiche che fino a pochi anni fa implicavano file  e ore perse nei vari uffici e banche, adesso le posso fare comodamente a casa. Grazie a internet ho potuto organizzare da casa il mio viaggio in Perù, mi sono arredato lo studio e ovviamente ho anche comprato il computer sul quale sto scrivendo, che mi è arrivato direttamente a casa. Non ho quindi nessun particolare problema con la rete, ma ancora l’idea di mettere il mio profilo in Facebook mi suona stonata. Probabilmente è ancora presto, come dimostra il ritmo con cui scrivo i post su questo blog. O forse invece, come talvolta faccio, sto solo cercando delle giustificazioni.

Ho accennato nel post precedente che questa prima parte del 2014 per me è stata molto ricca e di conseguenza molto impegnativa. Come Kryon aveva esattamente predetto in Italia lo scorso settembre, l’interesse per l’ipnosi regressiva è aumentato esponenzialmente. I lettori abituali di questo blog sapranno che nei mesi scorsi ho tenuto dei seminari sulle “nuove frontiere” dell’ipnosi regressiva. La risposta che hanno avuto ha stupito me per primo. Ho tenuto quattro turni, due a Cagliari, uno a Nuoro e uno a Sassari, con una partecipazione complessiva di un centinaio di persone. Ma al di là del numero di adesioni, che per me è stato del tutto inaspettato, ciò che mi ha colpito e arricchito sono state l’intensità e la profondità delle esperienze che la maggior parte delle persone, molte delle quali mi incontravano per la prima volta, hanno potuto fare all’interno dei seminari. Ho potuto toccare con mano l’esistenza di una nuova realtà che sta nascendo in Sardegna, di una rete di punti di luce (o di “fari”, come più esattamente ci definisce Kryon) che stanno iniziando a collegarsi tra loro.
In questi ultimi mesi, non solo per lavoro, ho avuto il tempo e l’occasione di entrare in contatto con diverse realtà, in varie zone dell’isola, di cui non conoscevo l’esistenza. E mi sono reso conto che c’è un gran fermento sotterraneo che sta iniziando a ribollire. Stanno emergendo nuove energie che si espandono nonostante in molte zone della Sardegna la situazione socio-economica sia apparentemente disastrosa. Ma se si guarda oltre le apparenze è possibile convincersi che siamo agli albori di una vera e propria rinascita della nostra terra.
A maggio ho partecipato a un seminario di tecniche energetiche andine (sul lloque, il lato sinistro della tradizione) tenuto da don Juan Nunez del Prado, una persona estremamente affascinante, un antropologo con uno sguardo illuminato sulla storia umana, e un uomo di potere, nel senso sciamanico del termine, che è riuscito a trasmetterci le sue capacità di entrare in contatto e di gestire il mondo delle energie, oltre che una profonda esperienza umana.
Giovedì scorso sono andato in Piazza Palazzo, davanti alla Cattedrale di Cagliari, Santa Maria, per assistere a una conferenza di Matias De Stefano, un ragazzo argentino di appena ventisette anni, che dall’età di tre anni ricorda molte delle sue vite precedenti e nel tempo ha avuto accesso a parti di memoria della vera storia dell’umanità attraverso le sue connessioni con l’Akasha. Credevo che quella sera ci parlasse di sé e del suo percorso, invece da subito ha spiegato che eravamo là per l’attivazione della Cattedrale, all’interno di un tour (ROMAAMOR) partito dal Sudamerica e che attraverso Spagna e Portogallo, in un movimento a doppia spirale arriverà (o meglio è arrivato oggi che scrivo) in Vaticano, in Piazza San Pietro, col permesso del papa, dopo aver toccato alcune città italiane tra cui Cagliari, terz’ultima tappa prima di Napoli e appunto Roma. Lo scopo di queste attivazioni è di “girare” la chiave della Chiesa affinché possa diventare un veicolo dell’amore incondizionato in tutto il mondo e contribuire al cambiamento del pianeta.
Sto semplificando un discorso ben più complesso, che meriterebbe la lunghezza di un post. Qui volevo solo accennare a un evento che ha visto una cinquantina di persone, molte delle quali non si erano mai viste prima, fare un importante e profondo lavoro energetico, utilizzando il suono e la danza in connessione reciproca e in armonia, proprio nel cuore di uno dei quartieri storici di Cagliari, il quartiere di Castello.
Recentemente ho vissuto molti altri “momenti” importanti e sincronici. Ieri sera, ad esempio, sono andato a Ussana, un paese non molto distante da Cagliari, per una manifestazione, “Campi d’arte”, organizzata da tre giovani che hanno creato una sorta di nucleo d’arte e cultura ristrutturando in parte dei capannoni industriali in uno scenario naturale di grande fascino, dove al crepuscolo sembrava quasi di essere immersi in un quadro impressionista. Com’era prevedibile, a parte me e i miei amici la quasi totalità dei presenti erano giovani sotto i trentanni. Ovviamente non potevo sentirmi integralmente parte dell’ambiente, tanto più che, con mio grande dispiacere, non riesco a ballare il Reggae per più di mezzora, dato che sono fuori allenamento. Ma mi sono comunque trovato del tutto a mio agio. Ero contento di avere il privilegio di osservare direttamente e apertamente un luogo di incontro di giovani, sardi e non solo, e quello che ho visto mi ha molto rassicurato. L’energia di tanti di loro non è stata affatto risucchiata dagli innegabili problemi che i giovani d’oggi incontrano a causa delle disastrate condizioni della società.
Mentre girellavo per il capannone dove si svolgeva la manifestazione, sono stato attratto da una piccola dea madre mediterranea in ossidiana esposta in una bancarella. Io adoro l’ossidiana, un vetro vulcanico scuro e lucente. Una volta ho percorso per un tratto il sentiero dell’ossidiana, a Monte Arci, letteralmente lastricato di frammenti di ossidiana di varia grandezza. Ne avevo raccolto un po’, scegliendoli accuratamente. E un piccolo frammento di ossidiana l’avevo lasciato all’interno di un muretto a Machu Picchu come simbolo di una rafforzata comunione tra il Perù e la Sardegna. Ho anche acquistato una minuscola piramide di ossidiana lavorata, in una bancarella di un mercatino estivo. L’ossidiana ha sempre avuto una grande importanza per la Sardegna, fin dalla preistoria. Veicola un’energia antica e potente che può aiutare a disperdere le energie troppo pesanti. Niente di magico, ovviamente. È solo un buon canale del nostro potere personale, ed è un buon “mangiatore” naturale di energia pesante. Oltre alla dea madre, c’erano altre tre statuette un po’ più grandi, una delle quali mi attraeva particolarmente, la Dama, una figura femminile stilizzata che si protende morbidamente ma con forza verso l’alto. Su invito dello scultore mi sono avvicinato a toccarle. Lo scultore mi ha chiesto allora se anch’io lavoravo l’ossidiana. Al mio diniego, un po’ stupito mi ha spiegato che era convinto che anch’io lavorassi l’ossidiana per il modo con cui avevo toccato le statuette. Devo dire che quell’apprezzamento è stato particolarmente gradito perché l’ho letto come una conferma del mio profondo legame con l’ossidiana. In ogni caso è stato lo spunto per iniziare un dialogo che è durato pochi minuti ma che ho sentito profondo e vero. Alla fine ho acquistato la statuetta che mi piaceva di più, la Dama appunto, che farà bella mostra di sé sullo scrittoio del mio studio, vicino ad alcune piramidi di vari materiali. Lo scultore mi ha invitato ad andare a trovarlo nel suo laboratorio per vedere come lavora, e mi ha annunciato il progetto di creare una piramide di ossidiana di una certa grandezza. Ero molto contento di averlo incontrato.
Queste sono solo alcune possibili pagine del mio diario di bordo, che spero non tanto tardi di ampliare per raccontare meglio alcuni incontri che meriterebbero più spazio, come quelli con Don Juan e con Matias. Ma qui ho semplicemente cercato di far intravedere il flusso della mia vita in questa prima parte del 2014, anno 1 della Nuova Terra (se consideriamo il 2013 come l’anno zero), e mi spingo a tentare di trarre qualche conclusione provvisoria sul punto in cui ci troviamo.

Una cosa che mi sembra sempre più chiara è che per vivere al meglio la fase di trasformazione che stiamo attraversando dobbiamo abbandonare l’abitudine ai vecchi metodi di controllo con i quali fino a ieri siamo riusciti a tenere a bada, almeno in parte, la nostra realtà (spesso però con la paura che da un momento all’altro potesse crollare tutto, e negandoci qualunque esperienza o decisione che rischiasse di far saltare un equilibrio già precario). Ora non è più possibile restare attaccati ai nostri tentativi di controllo. Farlo significherebbe mantenersi in una condizione di costante tensione e disarmonia.
Le informazioni che stanno arrivando dai vari livelli dimensionali – e che vengono recepite in qualche modo anche da chi non ne è minimamente consapevole – si stanno ampliando e intensificando, ma arrivano in maniera diversa dagli anni scorsi (almeno secondo la mia esperienza). Quasi mai ora la mente razionale è in grado di decifrare  e di tradurre in un pensiero logico anche solo una piccola parte delle informazioni che stanno arrivando. Di conseguenza, è facile avere la sensazione di essere immersi in una confusione apparentemente priva di direzione. Questo può provocare uno stato di disorientamento e quasi di vertigine. Il nostro bisogno di ordinare tutto non riesce più a prevalere, per il semplice motivo che non c’è invece proprio nulla da ordinare. Le informazioni stanno arrivando in modalità quantica, e la mente lineare non può sperare neanche lontanamente di riuscire a dare un ordine a una realtà che coesiste simultaneamente in tantissimi spazi, tempi e dimensioni in gran parte inimmaginabili. Ma se si rinuncia a voler capire prima di fare l’esperienza, se si resta in contatto con la propria risonanza interiore e la si segue, le cose vanno a posto quasi da sole. Sappiamo al momento giusto quello che abbiamo bisogno di sapere, e possiamo vivere fluidamente in armonia con la realtà esteriore che, come sempre, non può che rispecchiare il nostro stato interiore.
Ci sono tanti modi per raggiungere questa condizione, e ognuno può trovare il suo, se lo vuole davvero.
Personalmente mi sento come se dall’inizio dell’anno avessi messo piede in una terra sconosciuta e affascinante, che vale la pena scoprire a poco a poco, godendosi l’avventura della scoperta. A quasi sessant’anni mi sento come un ventenne che si trasferisce in un paese straniero che gli è però in qualche modo famigliare. E non è un dono da poco.
Mi sto concedendo il lusso di esplorare quello che ho voglia di esplorare, senza un percorso preciso o una meta da raggiungere. Inevitabilmente sono stato quindi attratto da un seminario che si terrà in Sardegna ai piedi del Monte Arcuentu, tenuto da un famoso contattista peruviano, Ricardo Gonzalez, che fin da giovane è entrato in contatto telepatico con una gruppo di extraterrestri provenienti da una civiltà di Alfa Centauri (dove, secondo quanto mi ha detto l’Anima sarda durante una canalizzazione, si erano rifugiati i sardi che avevano scelto di abbandonare la civiltà nuragica che era ormai irrimediabilmente contaminata dalle entità tossiche che l’avevano invasa). Come racconta in una sua intervista, in anni recenti Ricardo per due volte è stato portato all’interno di un’astronave.
Devo confessare che fin da ragazzino sono stato affascinato dagli UFO e dagli extraterrestri, e a poco più di vent’anni avevo avuto un episodio di un contatto telepatico molto intenso e reale con un extraterrestre, che aveva dato una nuova direzione alla mia vita. Perciò, dopo una prima esitazione, mi sono iscritto al seminario insieme a due amiche. Anche questo argomento meriterà un post a sé.

Sabato scorso siamo andati in avanscoperta nell’agriturismo dove si terrà il seminario. La mattina ci siamo concessi alcune ore nella splendida spiaggia di Piscinas, nella Costa Verde, nella parte sudoccidentale della Sardegna, e abbiamo scaricato tute le scorie di questi ultimi mesi in un mare cristallino e accogliente. Il pomeriggio siamo andati all’agriturismo, dove abbiamo trovato una donna ottantenne, la madre della proprietaria, con una lucidità e un’energia fuori dal comune, e la nipote tredicenne, anche lei particolarmente capace e matura per la sua età. Dall’agriturismo si vede il torrione imponente del Monte Arcuentu. Quando avevo vent’anni, con degli amici ero salito fino alla cima, da cui si gode un panorama mozzafiato. E’ uno dei più bei ricordi della mia vita. E ora ero di nuovo di fronte a lui, ad ammirarlo.
Mi sono raccolto alcuni minuti davanti al monte, in silenzioso colloquio, onorandolo e ringraziandolo per la sua presenza. Avrei voluto che mi parlasse, ma non volevo nutrire troppe aspettative per non sporcare quel momento sacro. La sua risposta invece è arrivata chiara e nitida. «Il Monte Arcuentu parla sempre con chi è puro di cuore,» mi ha detto. E mi ha rassicurato che il seminario andrà molto bene e aprirà nuovi canali di comunicazione con le civiltà extraterrestri che ci stanno prestando assistenza in questa difficile fase di transizione.
Ripensando, mentre scrivo, a questi ultimi eventi che mi hanno visto prima entrare in contatto con Viracocha, il dio metafisico della civilta Inca, durante il seminario di pratiche andine; poi partecipare all’attivazione della Cattedrale di Santa Maria col suono e la danza per contribuire a invertire un processo che dura da duemila anni e far sì che la Chiesa di ROMA diventi veicolo di AMOR(e); e infine parlare con un Monte sacro in preparazione del seminario con un contattista peruviano, mi è tornato alla mente un incoraggiamento che le mie guide incorporee mi avevano rivolto alcuni anni fa, in preparazione al cambio del 2012: «Nella cornice che siamo riusciti a tracciare con te stai facendo molto bene, poiché fiducioso lasci che ciò che nella parola pazzia c’è di angosciante prenda la forma dell’appagamento.»

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