Contattista per caso

Illusion of the Mind – foto di agsandrew su Getty Images

Fin da ragazzino ho subito la fascinazione degli UFO e degli extraterrestri.
A quattordici anni ho letto il mio primo libro di fantascienza, Alpha Tauri missione n. 92 di Jeff Sutton, ed è scoccata la scintilla che mi ha spinto negli anni seguenti a divorare decine e decine di romanzi di fantascienza l’uno dopo l’altro. Non molto tempo dopo sono incappato nei libri di Peter Kolosimo, uno dei primi che ha aperto la strada alla teoria degli antichi astronauti. Che esseri extraterrestri fossero in contatto da decine di millenni con l’umanità e che fin dall’antichità avessero influenzato le civiltà più evolute del pianeta (prima della nostra) non mi sembrava una cosa che potesse essere messa in dubbio. Sapevo che era così.
Spesso scrutavo il cielo di notte nella speranza di vedere un UFO, e il fatto che non ne vedessi neppure un barlume non mi scoraggiava. Sapevo che non era facile vederli.
Poco più che ventenne fui protagonista di una sorta di “intrusione mentale” da parte di un umano extraterrestre non meglio identificato. Le sue intenzioni erano del tutto benevole e quell’esperienza si rivelò per me trasformativa, anche se solo in questi ultimi anni ho iniziato a intravedere le connessioni tra diversi eventi della mia vita di allora apparentemente scollegati.
Ho letto molto anche sulle abduction, i rapimenti alieni, in particolare i libri di John E. Mack, e ho anche partecipato una decina di anni fa, qua a Cagliari, a un seminario con Corrado Malanga, indubitabilmente il maggiore esperto di abduction qui in Italia.
Devo confessare che però per molto tempo ho mantenuto una visione piuttosto ingenua sugli extraterrestri. Più che ingenua sarebbe forse più giusto dire limitata dalla prigione percettiva in cui come tutti ero ingabbiato, che mi portava a considerare il fenomeno extraterrestre come se non potesse accadere che nell’unica dimensione che contemplavo come reale: la fisicità. Ovvio che pensavo che le varie razze extraterrestri che “bazzicavano” sulla Terra fossero molto più evolute di noi, nel bene e nel male, e che quelle per così dire più positive avessero sviluppato anche una visione luminosa e aperta della spiritualità e la loro civiltà fosse basata sull’amore.
Ma continuavo a credere che il “contatto” dovesse avvenire per forza sul piano materiale. In un incontro ravvicinato del terzo o del quarto tipo.
Solo attraverso un lavoro ormai decennale su me stesso, guidato dagli Arcangeli e dalle varie entità di altre dimensioni, sono arrivato a ampliare il mio punto di vista. Stando in un processo continuo di destrutturazione e cambiamento, sul piano emozionale e spirituale, e solo secondariamente anche su quello mentale, ho iniziato a percepire che la maggior parte di quelli che noi chiamiamo extraterrestri esistono su dimensioni diverse dalla nostra, meno fisiche, per così dire, e non sempre dunque i contatti con loro avvengono nella fisicità per come la intendiamo noi.

Nel corso del mio lavoro con la trance multidimensionale sono entrato in contatto con i Pleiadiani e con altre popolazioni extraterrestri spesso legate alla persona che stava lavorando con me. Ho sempre ricevuto un grande beneficio da questi contatti, in termini di alleggerimento energetico e nutrimento del cuore. Per cui in realtà quello che ho sperimentato è che il contatto può avvenire con grande efficacia anche su dimensioni più rarefatte della nostra.
Quello che comunemente viene definito “canalizzare” è in realtà il processo di connettersi con il campo di coscienza universale e comunicare attraverso di esso con qualunque coscienza che esiste come parte del campo universale.
In questi ultimi anni ho rafforzato, attraverso l’esperienza diretta, la convinzione che lo scambio e la comunicazione con le civiltà extraterrestri spiritualmente più evolute di noi siano possibili attraverso una connessione diretta, una sorta di telepatia che si basa però su un linguaggio emozionale e non razionale che solo in parte può essere tradotto in concetti e parole del nostro schema di pensiero.
Questo del resto era ciò che, stando alla tradizione raccolta e tramandata nel libro di Raimondo Demuro Is contos de sa Nuraxia, facevano gli antichi sardi ai tempi della civiltà nuragica.
Poco meno di una decina di anni fa, nel corso delle canalizzazioni con la mia amica C, siamo entrati in contatto con la coscienza collettiva dei sardi nuragici che quando la loro civiltà, armoniosa e spirituale, era caduta nel degrado, avevano deciso di trasferirsi su Alpha Centauri (probabilmente perché erano già in contatto con una civiltà di quel sistema). Tra le molte altre cose l’Anima sarda (si presentava con questo nome) ci descrisse un rituale di tre giorni che le Capoclan, le potenti sciamane che governavano la Sardegna, facevano all’interno di un nuraghe per entrare in contatto con gli “esseri di luce” e avere consigli e indicazioni sull’andamento della loro civiltà.
Queste conoscenze degli antichi sardi si tramandano attraverso il DNA. In qualche modo il ricordo pur assolutamente inconsapevole della civiltà nuragica e della sua caduta nell’ombra influenza profondamente tutti i sardi e ha segnato la storia dell’isola in questi ultimi millenni. Per questo i sardi hanno mantenuto un senso di appartenenza e di unità (pur nella totale divisione) nonostante da più di duemila anni e fino ad oggi non abbiano mai goduto di vera libertà e autonomia. Risvegliando queste memorie, si riattivano – nel corso di un processo non certo istantaneo – anche le conoscenze e le capacità che i sardi dei tempi della Nuraxia possedevano. Compresa quella di comunicare con gli extraterrestri o con gli esseri di luce attraverso i rituali o il “galazzone”, uno stato di trance che permetteva di viaggiare nei piani sottili e di comunicare con gli esseri di altri sistemi stellari o di altre dimensioni.
A ben pensarci, il mio lavoro con la trance multidimensionale è una versione contemporanea di una pratica che molte migliaia di anni fa i miei antenati facevano abitualmente e che stava alla base della loro capacità di creare una civiltà armoniosa e rispettosa di tutti gli altri esseri viventi, fisici e non fisici.

Nel 2014 ho partecipato a un seminario di tre giorni che è stato tenuto ai piedi del Monte Arcuentu da Ricardo Gonzales, un contattista peruviano che ha incontrato alcune volte anche fisicamente, salendo sulla loro astronave, gli Apuniani, extraterrestri umanoidi provenienti da Alpha Centauri con i quali è in contatto telepatico fin dai suoi diciott’anni.
Alcuni giorni prima del seminario, col mio amico R, con cui da anni stiamo lavorando anche sulla Nuraxia, siamo stati contattati dai sardi nuragici che si erano trasferiti su Alpha Centauri e che da allora hanno fatto una grande evoluzione. La coincidenza mi ha colpito.
Ho già raccontato ampiamente del seminario di Ricardo e della mia storia di contatti extraterrestri fino ad allora, perciò rimando chi sia interessato ad approfondire l’argomento a leggere i miei post Contatti cosmici (il primo post si trova a questo link: https://momizandablog.altervista.org/contatti-cosmici-1-message-in-bottle/, gli altri seguono). Mi limito qui a ricordare che nel corso del seminario durante una meditazione serale è apparsa anche l’astronave, nettamente visibile per quanto in gran parte coperta dalle nuvole. E in quell’occasione è iniziato un contatto telepatico con Antarel, uno degli extraterrestri incontrati da Ricardo, che dura tuttora.
È utile sottolineare che come in tutte le cose anche in questo caso la “pratica” conta molto. Solo attraverso l’esperienza possiamo imparare a discernere la veridicità del contatto e a impratichirci delle sue dinamiche. Nella comunicazione interdimensionale l’essere umano è appena un principiante, o meglio sarebbe dire uno smemorato, dal momento che ha dimenticato ciò che un tempo per lui era normale fare. Perciò è inevitabile che vi siano interferenze e distorsioni in ciò che riceviamo, o crediamo di ricevere. Il contenuto dei messaggi che riceviamo va accolto dunque con buon senso e verificato nell’esperienza. Va anche detto che, se è reale, la comunicazione con le dimensioni a più alta frequenza – che si comunichi con gli arcangeli o con i Pleiadiani – non può che avere un effetto trasformativo sul nostro intero essere. La genuinità della comunicazione può essere validata (anche se solo soggettivamente, è ovvio) dallo scambio emozionale ed energetico che si avverte durante il contatto e che presuppone l’attivazione del sentire del cuore e di altri sensi sottili; e dagli effetti benefici che successivamente produce sul nostro stato interiore e sul nostro comportamento, stimolando quei cambiamenti percettivi e quell’ampliamento della consapevolezza che sono indispensabili per l’evoluzione della coscienza a cui è chiamata oggi tutta l’umanità.
Il contenuto della canalizzazione, d’altro canto, può essere in qualche modo reso impreciso o addirittura distorto dalle limitazioni e dalle frequenze energetiche di chi canalizza. Non è facile impedire che le nostre credenze, le nostre opinioni sulla realtà e anche le nostre paure o le nostre aspettative interferiscano con la traduzione in parole e concetti di ciò che abbiamo ricevuto. Credo che sia salutare, per non cadere nell’illusione o nell’arroganza, tenere sempre a mente che la nostra ego-personalità, fin quando non sarà pienamente integrata e armonizzata, pur con buone intenzioni cercherà in tutti i modi di riprendere il controllo, come è abituata a fare da diversi millenni. E spesso non è facile distinguerne la voce e l’influenza. La cosa più saggia da fare, dunque, credo sia riflettere approfonditamente sui messaggi ricevuti, sentire cosa ci risuona realmente e cosa no, e cercare di mettere in pratica ciò che si ritiene più sicuramente veritiero. Tenendo anche presente che spesso i messaggi che riceviamo sono utili a noi, al nostro percorso in quel preciso momento in cui li riceviamo, e non hanno necessariamente una validità universale. Come mi hanno recentemente spiegato le mie guide incorporee: «Ogni cosa che voi sperimentate è una vibrazione ed esiste in un flusso di coscienza mutevole e cangiante sempre, perciò nessuna profezia è mai vera al cento per cento, ma è vera soltanto nell’istante in cui viene detta, e dopo no.» È quindi importante anche capire se, quando, come e con chi è utile condividere una canalizzazione, e per poterlo capire è necessario ascoltare le proprie risonanze cardiache.
Perciò dal mio punto di vista le storie che racconto sui miei contatti con gli extraterrestri e su ciò che mi hanno detto nel corso di numerose canalizzazioni, sono una sorta di mitologia – nell’accezione del termine che usa James, il creatore dei WingMakers –attraverso la quale è possibile accedere a delle verità che si vanno a conoscere col cuore e con sensi diversi da quelli fisici, e per le quali probabilmente le parole sono inadeguate.

Grosso modo un paio d’anni fa, sempre col mio amico R (e con l’aiuto interdimensionale degli sciamani nuragici e dei maestri nuragici di Alpha Centauri) siamo entrati in contatto con degli esseri ad altissima frequenza, molto saggi e profondamente benevoli, che ci hanno detto di considerarsi i genitori dei sardi perché sono loro che ci hanno trasmesso gli insegnamenti spirituali, e la capacità di creare la materia con l’energia, grazie ai quali abbiamo poi fatto nascere la civiltà nuragica.
Hanno detto di chiamarsi Saar (forse il nome è stato scelto apposta per noi, per creare un collegamento immediato con i sardi e la Sardegna). Sono esseri meravigliosi, hanno una forma vagamente umanoide ma non sono fisici e ci stanno trattando proprio come farebbero dei genitori amorevoli. Non ho dubbi che gli esseri di luce che le Capoclan ai tempi della Nuraxia contattavano attraverso il rituale di tre giorni nel nuraghe siano loro.
Dimorano nel Sole centrale della galassia (o nelle vicinanze, non ho ben capito) in una sorta di pianeta di energia. In qualche modo i Saar, ricontattando i sardi che vivono nel presente del nostro tempo lineare, ci aiutano ad uscire dalla piccola gabbia percettiva nella quale siamo rinchiusi, e a ricucire le trame armoniose che collegano i tempi nella multitemporalità, così da far emergere nell’oggi quella coesione osmotica, quell’abbondanza e quel benessere che caraterizzavano la Sardegna all’apice della Nuraxia, tanto che nel ricordo non si può che pensarla come l’Isola dei Beati.
Per chiudere il cerchio, alcuni mesi fa sono entrati in risonanza con me i Fratelli e le Sorelle di Sirio, forse perché in un dialogo con la mia anima che ho avuto l’anno scorso attraverso una channeller molto sensibile e molto dotata, mi è stato detto che la prima volta che sono venuto sulla Terra è stata su un astronave proveniente da Sirio con una “missione” di cui facevo parte nel Perù preincaico.
Una serie di coincidenze mi ha portato a canalizzare i Siriani in diverse occasioni, e hanno iniziato a chiedermi di allargare questi contatti alle persone che sono aperte e disponibili, senza forzature. Già da un po’ mi aiutano spesso anche nel mio lavoro di counsellor.
Il cerchio si chiude – dicevo – perché, sempre secondo Is contos de sa Nuraxia, i sardi nuragici erano in contatto con gli Uomini blu, che venivano spesso in Sardegna anche “fisicamente”. E gli Uomini blu venivano dalla stella blu, cioè da Sirio.

Ho ritenuto che fosse arrivato il momento di raccontare in sintesi come è perché son diventato un “contattista per caso”, in particolare in vista della meditazione di contatto coi Fratelli e le Sorelle di Sirio e con i Saar che terrò l’ultimo sabato del mese (e che ripeterò se ci saranno altre persone interessate).
Dei sardi nuragici di Alpha Centauri e dei Saar cercherò di parlare in altri post, sperando di riuscire in qualche modo a condividere questa luminosa “mitologia” che mi sta venendo donata.

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