Contatti cosmici. 2: Alpha Centauri

Alpha e Beta Centauri
Alpha e Beta Centauri

Come i lettori abituali di questo blog già sanno, all’inizio del 2007 sono entrato in contatto con l’Arcangelo Michele e da allora ho iniziato a “dialogare” (il termine tecnico abitualmente usato sarebbe “canalizzare”) con i quattro arcangeli principali, e via via con un’altra serie di entità o esseri incorporei, tra i quali il mio maestro di sciamanesimo Gundrum, la coscienza degli Arturiani, Yogananda, Kryon, Adamus e vari altri. Alla fine del 2008, durante una canalizzazione con un’amica con cui per alcuni anni abbiamo tenuto una regolare comunicazione con gli esseri incorporei, si è presentata la coscienza collettiva degli antichi sardi, che hanno vissuto in Sardegna nei tempi della civiltà megalitica le cui maestose vestigia costellano l’intero territorio dell’isola.
Le volte successive che la coscienza nuragica è intervenuta nelle canalizzazioni si è sempre presentata come “l’Anima sarda”.
L’Anima sarda, a più riprese, ci ha raccontato a grandi linee come si viveva ai tempi della “nuraxia”. Con questo termine (che si pronuncia “nurajìa”, con la j francese e l’accento sulla i) mi riferisco al tempo in cui la civiltà megalitica è fiorita e ha prosperato nell’isola, e anche alla saggezza e alla conoscenza di quella civiltà.
La civiltà megalitica era una civiltà completamente osmotica. A tutto ciò che esisteva veniva riconosciuta una coscienza e una volontà, e il diritto alla vita, e si comunicava con tutto – con gli alberi, le pietre, il sole, gli animali, gli edifici – per decidere ogni cosa in piena armonia.
Per scelta comune, il governo dell’isola era demandato alle donne, che rivestivano il ruolo di Capoclan.
L’Anima sarda ha spiegato che le strutture megalitiche erano dei portali energetici e dimensionali, diversi a seconda dell’uso che se ne voleva fare, e cii ha descritto un rituale che le Capoclan facevano in una stanza interna di un nuraghe, a cui era possibile accedere solo attraverso un cunicolo che scendeva nella stanza.
Le Capoclan fondevano le loro coscienze e diventando un unico essere erano in grado di accedere a dimensioni più elevate per chiedere insegnamenti e consiglio agli esseri di luce. I loro corpi stavano nella stanza immobili per tre giorni e tre notti. Una ciotola d’acqua segnalava energeticamente la riuscita della comunicazione. Per quanto non vi fosse freddo nella stanza, se tutto era andato bene l’acqua si ghiacciava. Inoltre i racconti di tutte le Capoclan al loro ritorno nei propri corpi dovevano coincidere.
Gli uomini avevano altri tipi di compiti, che ognuno sceglieva autonomamente. Ovviamente dovevano partecipare ai doveri e alle incombenze necessari alla comunità. Ma per il resto, a quanto ho capito, seguivano un percorso spirituale più diretto e personale rispetto a quello delle donne. Ma alcuni uomini erano potenti e rispettati sciamani che di concerto con le Capoclan officiavano rituali rivolti a tutta la comunità.
Lo scopo e la gioia di quegli antichi sardi era condividere tutto con tutti, e allargare questa condivisione (quella che l’Anima sarda chiama “osmosi”) includendo sempre nuovi esseri e nuove realtà mano a mano che la conoscenza, l’esperienza e la consapevolezza si espandevano.
Ma come ci ha raccontato l’Anima sarda, a un certo punto della loro storia, quando la loro osmosi era ormai stabile e ben radicata, desiderando allargarla ulteriormente entrarono in contatto con degli esseri molto diversi da loro. Il tentativo di introdurre questi nuovi esseri nell’osmosi si rivelò disastroso, perché essi non riconoscevano quasi nulla come vivente e consideravano lecito usare senza rispetto qualunque cosa per il loro vantaggio. Questo portò alla rottura dell’osmosi e al conseguente degrado lento ma inesorabile dell’antica civiltà sarda. Nel corso dei secoli il conflitto, l’uccisione e l’abuso si diffusero a macchia d’olio. Le strutture megalitiche cominciarono a perdere il loro potere, fin quando il gruppo che ancora aveva resistito cercando di mantenere la vecchia osmosi, si rese conto che non c’era più nulla da fare per fermare il degrado e decise di andar via dalla Sardegna e dal pianeta. Tutti gli umani che lasciarono la Sardegna andarono su un pianeta di Alpha Centauri.
Quello che segue è il racconto che l’Anima sarda ci ha narrato attraverso la voce della mia amica.

«Come ho detto, a un certo punto sono arrivati questi altri fratelli che vengono da un pianeta molto differente dal nostro, poco comprensibile per noi, perché non si colloca nell’universo che noi conosciamo. È in una dimensione che ha una fisica diversa. Questi esseri sono molto affascinati da noi. Sembrano amichevoli ma sono poco comprensibili, e non capiscono niente del nostro modo di vivere, pur essendone affascinati. Le comunicazioni tra noi e loro non sono facili perché loro hanno appunto una fisica completamente diversa e quindi un sistema di esistenza che noi non capiamo, ma nonostante questo molti di noi sono completamente affascinati da loro.
Loro hanno delle apparecchiature che noi non abbiamo. È possibile fare dei viaggi per avere una comprensione migliore del loro pianeta e qualcuno li fa e va sul loro pianeta. Non si capisce come questo succeda, perché non si tratta di un viaggio vero e proprio secondo la nostra fisica e le nostre coordinate. Però qualche cosa succede perché qualcuno va sul loro pianeta e torna molto entusiasta. E lo racconta. Ad alcuni di noi questo non piace, perché questi esseri non sono osmotici con tutto il resto di ciò che esiste. Non riescono a leggerlo, non lo riconoscono. Così le comunicazioni con questi esseri diventano difficilissime. Abbiamo tentato di inserirli nell’osmosi ma ciò ha creato una profonda frattura perché loro non leggono molte cose del nostro universo. E la frattura ha fatto sì che alcuni di noi ne siano entusiasti e altri spaventati.
Loro hanno delle apparecchiature che noi non comprendiamo, e non riusciamo a fondere le nostre conoscenze con le loro. Così molti di noi vedono l’osmosi rovinata. Cerchiamo di potenziare l’osmosi per arginare questo ostacolo e integrarlo sciogliendolo. Ma altri di noi non sono più d’accordo sull’osmosi e alcuni fanno addirittura un doppio gioco. Stanno sia nella nostra relazione osmotica che nella relazione con questi esseri, e acquisiscono uno schema di pensiero dove l’osmosi non c’è. Questo è molto deplorevole per noi, e anche imbarazzante e sconcertante. Ci addolora e ci spaventa molto. Perciò cerchiamo aiuti al di fuori ed è lì che troviamo altre presenze. Esseri di altre costellazioni, meno invasivi, che cercano di portarci aiuto. Ma in quel momento l’equilibrio che avevamo è già perso.
Prima di contattare i nuovi esseri avevamo raggiunto un equilibrio osmotico molto buono, che ci faceva stare molto bene e che permetteva di aprirci a questa nuova conoscenza. Ma con l’arrivo di questi esseri che non hanno questa lettura, che non hanno queste comprensioni, si creano degli attriti, delle impermeabilizzazioni. E così siamo costretti a cercare altri aiuti e perciò siamo già fuori dall’osmosi. Questa situazione provoca molto dolore. Tentiamo per tanti secoli di trovare un equilibrio nei rapporti e poi ce ne andiamo tutti. Andiamo via dalla Sardegna, da questo pianeta. Quelli che non erano più d’accordo con l’osmosi e che sono rimasti affascinati dai nuovi esseri rimangono, noi ce ne andiamo. Un gruppo di noi della vecchia osmosi. Andiamo tutti via perché non è più possibile qui reggere l’impatto del dolore che si sta creando. E vanno via anche molte altre razze, piante, animali. E anche molti altri esseri che nel tuo tempo non sarebbero più leggibili. Andiamo tutti via.
Non tutti gli esseri che vanno via vanno in uno stesso posto. Ma noi umani andiamo tutti su Alpha Centauri.
Troviamo lì un punto di passaggio dove possiamo poi proseguire il nostro percorso di crescita in una maniera meno traumatica. È molto doloroso per noi quello che succede prima di questa migrazione di massa, ma quello che succede dopo è un percorso di grande arricchimento, perché da lì inizia una fase di crescita notevole. Poi ci dividiamo in colonie diverse ma manteniamo comunque il legame con la nostra terra primigenia.
Nella nostra civiltà osmotica tutto è sempre condiviso con tutto, e nelle nostre discendenze resta sempre la memoria di quello che è successo. Così anche i nuovi esseri che avevano creato tanto dolore rimangono parte di noi. È per questo che dopo la migrazione manteniamo un legame e tentiamo comunque di ricostruire un habitat equilibrato.
Dopo la migrazione impariamo anche a utilizzare il tempo in una modalità nuova che prima non conoscevamo, impariamo a gestire il tempo in maniera quadridimensionale. E così riusciamo a passare nei tempi più fluidamente, senza rischiare di rimanere imprigionati dentro i tempi. È grazie a questa nuova conoscenza che possiamo avere questa comunicazione ora con te.
Ogni essere che nasce in quest’isola porta nelle sue cellule la memoria di ciò che ti sto dicendo, e questa memoria si dischiude mano a mano che si prende consapevolezza della possibilità di avere un equilibrio nel tutto. Così il messaggio criptato che esiste in sé stessi si rivela e diventa consapevole. Ma non tutti hanno interesse a questo.
Gli esseri che hanno rotto la nostra osmosi iniziale sono impermeabili e non amano questo genere di rapporti. Così archiviano i codici della comunicazione per evitarla, e si spostano in tempi dove quella comunicazione non c’è. Per questo era interessante per noi avere una fluidità nel movimento nei tempi, per poterli contattare in maniera non traumatica.
Dentro una comunicazione osmotica fluiscono le sensibilità e le comprensioni diverse che si incontrano e hanno una comunicazione, appunto. È difficile spiegare quello che noi possiamo fare in uno schema intellettuale così incasellato come il tuo, perché la nostra comprensione dell’esistere ha una veduta del tempo molto più larga. Mano a mano che le memorie cellulari si dispiegano fluisce la comunicazione osmotica che entra in conoscenza di altre modalità di esistenza, e lo fa sapendo che lo fa. Così si fluisce nella comprensione del tempo largo che è quella che ci consente l’esistenza in questa forma, adesso e in tutti i tempi, e permette anche la comunicazione con te.»

Ovviamente io stesso ho avuto qualche difficoltà a credere a questa storia. Se l’avessi canalizzata direttamente io, avrei senz’altro pensato di essermela inventata di sana pianta, visto che fin da adolescente sono appassionato di fantascienza e ho divorato avidamente tutti i libri di Peter Kolosimo sulla presenza degli extraterrestri nelle antiche civiltà della Terra. Ma per fortuna l’Anima sarda parlava per bocca della mia amica, guidata da me nella trance. E la mia amica non ama la fantascienza e quasi non sapeva cosa fosse Alpha Centauri.
In ogni caso, non è possibile verificare una canalizzazione di questo tipo. Per questo non ho la minima pretesa di essere creduto. Racconto una storia. La mia storia.
Le comunicazioni dell’Anima sarda si inserivano in un quadro più ampio in cui le nostre guide ci stavano trasmettendo degli insegnamenti profondi e di difficile comprensione, finalizzati a un cambio di prospettiva radicale riguardo al tempo, la materia, la coscienza e quant’altro. E contemporaneamente io – come mi era stato suggerito – avevo iniziato ad andare in giro per la Sardegna ad “ascoltare” i luoghi e le vestigia dell’antica civiltà, a comunicare con loro e a farmi raccontare frammenti delle loro storie, della loro memoria.
Tutto questo ha prodotto in me un sorprendente ampliamento della mia coscienza e della mia consapevolezza.
Lo scorso aprile mi è arrivata una mail che mi informava che dall’11 al 13 luglio ci sarebbe stato in Sardegna un incontro-meditazione sul messaggio del contatto extraterrestre, tenuto da un famoso contattista peruviano, Ricardo Gonzalez. Il seminario si sarebbe ai piedi del Monte Arcuentu.
Da subito la cosa mi intrigò, tanto più che proprio al Monte Arcuentu quando avevo una ventina d’anni avevo fatto un’esperienza per me memorabile, e avevo sempre desiderato avere un’occasione per tornarci.
Ovviamente   prima di decidere feci le mie ricerche su internet per appurare chi fosse questo Ricardo Gonzalez, e ne rimasi immediatamente affascinato. Purtroppo il suo sito è solo in spagnolo, lingua che non conosco. Ma trovai alcune interviste in inglese e una anche in italiano. Scoprii che Ricardo è in contatto telepatico con gli extraterrestri da quando aveva circa diciott’anni, e che li aveva incontrati poi anche fisicamente diverse volte, l’ultima nel 2012 quando era salito per un paio d’ore su una loro astronave. Da quello che leggevo Ricardo mi sembrava un uomo molto in gamba, intelligente e lucido, con una serie di prove a suo favore, tra cui numerosi avvistamenti programmati: gli extraterrestri gli comunicavano con l’indicazione il giorno, l’ora e il luogo in cui le astronavi sarebbero apparse, cosa che avveniva puntualmente alla presenza di numerosi testimoni.
Ma la cosa che più mi colpì fu scoprire il luogo di provenienza degli extraterrestri con cui Ricardo era in contatto. Si trattava degli Apuniani, gli abitanti del pianeta Apu, uno dei pianeti di Alpha Centauri.
Ora Ricardo aveva deciso di venire a fare uno dei suoi seminari in Sardegna, che in base alle mie informazioni ha un legame strettissimo con Alpha Centauri. Addirittura secondo alcuni astroarcheologi diversi nuraghi, e persino il Pozzo sacro di Santa Cristina, sono orientati con la levata eliaca di Alpha Centauri quando ancora era visibile nel nostro emisfero.
Era come iniziare a intravedere un disegno sistemando le tessere di un puzzle. In ogni caso era chiaro che non potevo assolutamente mancare a quel seminario. Mi sembrava quasi che l’universo lo avesse programmato apposta per me.

Precedente Contatti cosmici. 1: Message in a Bottle Successivo Contatti cosmici. 3: Segni nel cielo

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.